Romani: frequenze, gare dopo il beauty contest

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Il viceministro con delega alle Comunicazioni: “Apriremo agli operatori telefonici entro il 2012. La priorità è la procedura di infrazione di Bruxelles”

di Patrizia Licata
Perché l’Italia rinuncia a incassare miliardi di euro, come negli Usa e come ci si appresta a fare in altri Paesi europei, mettendo allasta le frequenze liberate dal passaggio al digitale della tv? Lo scorso aprile l’Agcom, scrive Affari e Finanza di Repubblica, ha pubblicato una delibera per stabilire che lo switch off avrebbe liberato 5 frequenze; nella stessa delibera ha stabilito che l’assegnazione di questo dividendo digitale avverrà non con un’asta competitiva ma con un beauty contest i cui criteri sono però ancora da definire. “Con questa prima decisione, inviata subito a Bruxelles, Roma è riuscita a ‘congelare’ la procedura di infrazione che pende sull’Italia grazie alla legge Gasparri”. Quanto ai criteri della gara, l’Agcom ha preparato un documento tuttora in consultazione pubblica secondo cui l’assegnazione dovrà tenere conto anche ma non solo dell’offerta economica: conteranno di più criteri come “la diffusione di contenuti di buona qualità”.

“Non c’è un meccanismo partecipato e trasparente”, commenta Nicola D’Angelo, commissario Agcom che ha votato contro la delibera, “non c’è chiarezza sufficiente su quali soggetti possano alla fine partecipare. Non si accenna all’assegnazione dei cosiddetti ‘white space’, frequenze che fanno parte dello spettro in questione ma che non sono utilizzabili per la tv mentre potrebbero essere utilmente assegnate alle società telefoniche”.

Ma il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani assicura che anche l’Italia farà le gare competitive per assegnare le frequenze agli operatori telefonici, entro il 2012, ma non subito, “perché la priorità è risolvere il problema della procedura di infrazione di Bruxelles”. “Questa fase, che si chiuderà con il beauty contest, serve a risolvere le contestazioni europee e a sanare il rischio di portare il duopolio nel digitale”, spiega Romani. “E per questo si limita solo alle tv: perché serve a far entrare nuovi soggetti sul mercato. Per questo lo schema di apertura si compone di 5 frequenze per la tv e una per il Dvbh, la tv sui terminali mobili”. Ma il Dvbh non ha avuto un grande successo, obietta A&F: che senso ha assegnare una quarta concessione? “Per risolvere definitivamente il rischio di procedura di infrazione”, ribadisce il viceministro. Dopodiché si passerà ad altri temi, per esempio, “le tv private. Tutte quelle che hanno avuto una frequenza con la digitalizzazione delle tv, e quindi 4 o 5 canali da gestire, sono in grado di farlo? Molte piccole emittenti dovranno consorziarsi e si libereranno nuove frequenze”. Frequenze che saranno riprese dal ministero. “Tanto più che entro il 2015 si dovranno liberare i canali dal 61 al 69 che l’Ue assegna alle tlc mobili. C’è ancora parecchio lavoro da fare”, conclude Romani.

14 Dicembre 2009