Tetto agli spot di Murdoch. Dal 2010 correrà con la zavorra

TV A PAGAMENTO

Uno schema di decreto legge potrebbe abbassare al 12% la quota pubblicitaria per le tv a pagamento

di Patrizia Licata
Potrebbe arrivare al Consiglio dei ministri di giovedì, inserito in un provvedimento che recepisce la nuova direttiva Ue sulla “Tv senza frontiere”, lo schema di decreto legge messo a punto dal viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, per abbassare al 12% (dal 18%) la quota di spot in tv. Un taglio che, pur riguardando tutte le emittenti a pagamento (anche Mediaset Premium) “colpisce in primo luogo il gruppo del tycoon australiano”. Lo scrive la Repubblica spiegando che un anno fa era stata la volta dell'Iva per gli abbonamenti alla pay-tv portata di colpo al 20%, mentre oggi “la sfida tocca i tetti di raccolta pubblicitaria. E' l'ennesima battaglia della guerra tra Mediaset e Sky”.

Il limite per le emittenti a pagamento, anche analogiche, deve essere il 12% ogni ora – un limite che non riguarda solo Sky, ma anche Mediaset Premium o canali satellitari di altri editori, come Disney o Rcs. Tuttavia al momento Mediaset non supera ancora il tetto del 12% e non subisce alcuna contrazione, mentre il “danno”, secondo Repubblica, “si concentra proprio sulla parabola di Murdoch e in particolare sulla programmazione sportiva (le partite di calcio) e il cinema. Senza considerare che il rapporto tra la raccolta di Mediaset Premium e Sky è di circa 1 a 10. Non solo. Gli ideatori del provvedimento hanno pensato a un ulteriore beneficio”: il tetto del 12% evita una sorta di “cannibalizzazione interna”, ovvero che non solo Sky ma anche le altre reti a pagamento del gruppo Berlusconi entrino in competizione con i canali in chiaro di Mediaset. “L’operatore che già raccoglie quasi il 60% della pubblicità tv, in qualche modo è in condizione di conservare il primato”, conclude Repubblica.

Inoltre, il tetto per le emittenti private è in qualche modo elastico, perché potranno trasmettere fino al 20% di spot, telepromozioni e televendite durante la giornata (anzi l’affollamento potrebbe spingersi al 22% nelle ore di maggiore ascolto). Su molti altri aspetti le scelte del governo vanno in direzione di una più ampia liberalizzazione: passa da 45 a 30 minuti il tempo minimo di trasmissione per l’inserimento di uno spot nei film; gli eventi sportivi si possono interrompere non solo per spot ma anche per televendite e aumentano le interruzioni pubblicitarie nei programmi per bambini.

Molto meno liberale il governo sui permessi per la trasmissione via parabola: “L’autorizzazione ai servizi audiovisivi o radiofonici via satellite è rilasciata dal ministero”, si legge nel testo della proposta di legge. In sostanza, spiega il quotidiano romano, “le tv satellitari devono essere autorizzate dal governo e non più dall’Autorità per le Comunicazioni. In questo modo, si fa dipendere dall’esecutivo l’ingresso nel mercato tv di nuovi competitor. Basti pensare al caso di Cielo, la rete digitale di Murdoch che ancora attende il placet ministeriale”.

Scontenti anche gli editori dei giornali, la cui speranza, come si legge ancora su Repubblica, “era che la politica tamponasse l’anomalia – tutta italiana- che vede le televisioni accaparrarsi il grosso delle risorse pubblicitarie: il 52,7% contro il misero 35,2% della carta stampata”. Le nuove misure previste dal governo, invece, non avranno “alcun beneficio tangibile per i giornali, per le radio, per il web. Obiettivo di Palazzo Chigi sembra essere solo quello: contenere Sky e salvaguardare le risorse di Mediaset e Rai”.

La misura del governo Berlusconi cade alla fine di un anno terribile per la pubblicità televisiva, diminuita del 12,6% tra gennaio e ottobre 2009, secondo Nielsen, per un totale di 3,5 miliardi di euro. Sky raccoglie solo il 5,9% della pubblicità tv, ma, nota Repubblica, “nel momento della crisi anche questa ‘fettina’ può fare gola a Mediaset e Rai”. Peraltro Sky continua a crescere negli ascolti, nel gradimento degli italiani, e resta il più agguerrito nemico del duopolio tv: uno studio di Mediaitalia certifica il crollo della tv di Stato e della stessa Mediaset sul fronte dell’Auditel, soprattutto in due fasce strategiche, i bambini e i giovani. Lo share della tv satellitare è ormai al 10%, più di Rete4, Rai2 e Rai3 e poco meno di Italia1.

Nel 2010, lasciata gradualmente la crisi economica alle spalle, “le televisioni italiane si contenderanno una fetta pubblicitaria che torna a gonfiarsi: la crescita ipotizzata è del 2%” e, se passerà il testo scritto dal governo, la pay-tv di Murdoch dovrà correre con la zavorra.

15 Dicembre 2009