Il grande prestito di Sarkò per Internet superveloce

IN FRANCIA

Dei 35 mld previsti dal piano di rilancio dell'economia il presidente francese ne ha destinati 4,5 allo sviluppo delle connessioni veloci

di Patrizia Licata
E’ stato lo stesso presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy a presentare ieri il progetto del governo francese, del valore complessivo di 35 miliardi di euro, che servirà a rilanciare settori strategici dell’economia nazionale. Un “grande prestito” che rappresenta “una scelta audace”, secondo le dichiarazioni della maggioranza riportate dal Corriere della Sera, perché “trasforma la crisi in un’opportunità per preparare il futuro”. Come ha detto lo stesso Presidente, “solo dall’investimento nasce il progresso tecnico, motore della ripresa”.

Il “grande prestito”, nota il Corsera, “dovrebbe infatti rappresentare il perno della politica economica dell’Eliseo nella seconda parte del mandato presidenziale. I fondi saranno reperiti in parte (22 miliardi) attraverso l’emissione di titoli pubblici, che saranno collocati sui mercati finanziari. Gli altri 13 miliardi dovrebbero arrivare dalla restituzione degli aiuti concessi alle banche nel momento più drammatico della crisi finanziaria”.

Quanto alle aree di intervento, è l’istruzione a ricevere la fetta più consistente dei fondi (11 miliardi di euro, perché, ha detto Sarkozy, “vogliamo le migliori università del mondo”), ma 4,5 miliardi saranno stanziati per lo sviluppo delle connessioni Internet veloci. E poi ancora sarannno beneficiate le imprese green, la ricerca, le pmi.

Tutti contenti, dunque? Non l’opposizione: “Quando si ha un deficit di bilancio di 140 miliardi – ha osservato il socialista Francois Holland – aggiungerne altri 35 significa indebitarsi ulteriormente. I prestiti di oggi sono le imposte di domani”. In più, affermano gli avversari di Sarkozy, col “grande prestito” la Francia lancia un pessimo segnale all’Europa e al resto del mondo: anche senza i 35 miliardi, il debito pubblico di Parigi raggiungerà l’8,4% del Pil nel prossimo anno e il 9,1% nel 2013, ben lontano dagli obiettivi Ue del 3% per quell’anno.

15 Dicembre 2009