Scontro su Internet. Maroni: meglio un ddl

LA STRETTA SUL WEB

Disegno di legge e non decreto legge: il ministro degli Interni corregge il tiro sulla stretta al Web nel post-aggressione al premier. Bernabè, Ad di Telecom Italia: "Costringere il Web in un vincolo di tipo giuridico, contraddizione in termini"

di Federica Meta

Disegno di legge e non decreto legge: il ministro degli Interni Maroni fa marcia indietro sull'annunciata linea del governo riguardo al giro di vite su Internet. Secondo Maroni non è previsto nessun reato speciale né interventi censori, ma è necessaria "una norma che consenta alla magistratura di rimuovere dal web le pagine in cui la magistratura stessa, e non il governo, ravvisi un reato ad esempio di apologia o di istigazione".


"Internet è il regno della libertà e non può essere costretto in vincoli di tipo giuridico". E' il commento dell'Ad di Telecom Italia, Franco Bernabè, alla notizia di un'eventuale giro di vite annunciato dal governo dopo l'aggressione a Silvio Berlusconi. "Costringere Internet in un vincolo di tipo giuridico è una contraddizione in termini - ha detto l'Ad di Telecom Italia intervenendo al "Working Capital Camp" di Milano -, significa non sapere cosa sia Internet e cosa rappresenti la sua evoluzione". Secondo Bernabè un'eventuale costrizione di Internet con norme legislative "è una notizia che farà poca strada e per poco tempo".

Sulla possibile stretta sul Web allo studio del governo e annunciata ieri dal ministro degli Interni, Roberto Maroni, interviene anche Tito Boeri, economista all'università Bocconi. Oscurare i siti web "sarebbe un'operazione gravissima, non è possibile in nessun modo impedire la libertà di espressione su Internet".
"Sappiamo tutti com'è facile sfuggire ai filtri imposti - ha proseguito Boeri - non ci sono riusciti nemmeno in Cina dove c'è pure la pena capitale, sarebbe un fatto gravissimo per il segnale che verrebbe dato anche dal punto di vista culturale perché vorrebbe dire limitare la democrazia su Internet, ed è un messaggio pesante anche per il clima che si respira nel paese".

"Noi vogliamo rasserenare il clima e evitare forzature che non sono opportune in questo momento - ha detto oggi il titolare del Viminale, a seguito dell'incontro con il presidente dei deputati Pd, Dario Franceschini -. Per ciò, dopo aver ascoltato vari esponenti dell'opposizione, io non ho obiezioni a che si proceda con un disegno di legge e non con un decreto per consentire al Parlamento di discutere una materia così delicata". Il ministro ga inoltre detto ai cronisti di stanza in Transatlantico,che oggi incontrerà alle 17 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "anche per discutere di questo argomento". "non sono contrario alla scelta del disegno di legge chiesto dall'opposizione se il parlamento garantisce a questo provvedimento una corsia preferenziale", ha concluso.

Intanto, secondo indiscrezioni, nelle riunioni che si sono tenute nelel agiornata di ieri al ministero, sarebbero state messe sul tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad incidere - come ha ammesso lo stesso ministro -sulla libertà dei cittadini, arrivando alla conclusione che l'unica possibilità concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti. Un po' come accade per quelli pedopornografici.

Nel corso dell'informativa il titolare del Viminale ieri aveva precisato che è allo studio "una norma che dia potere effettivo alla magistratura, che credo sia l'organo più competente a decidere non se ci sono semplicemente dei messaggi violenti, ma se quei messaggi integrino o meno dei veri e proprio reati". Il ruolo del Gip sarebbe ipotizzato nei casi in cui c'è la necessità di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. L'informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete non arriverebbe ai Pm ma ad un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo.

In caso di mancato rispetto dell'ordine, scatterebbe la sanzione. Per quanto riguarda i siti registrati all'estero, infine, si seguirà come ora la strada della rogatoria internazionale.

La precisazione di Maroni sul ddl ha subito generato reazioni dell'opposizione. "Prendiamo atto della precisazione del ministro Maroni che ha escluso l'introduzione di nuovi reati speciali per il web, tuttavia annuncia leggi quantomeno inutili - afferma Roberto Zaccaria, vicepresidente della Commissione Affari Costittuzionali della Camera -. La magistratura, se ravvisa l'esistenza di un reato a mezzo web, già oggi può intervenire sui gestori e sui contenuti. Dunque mi pare che il governo si sia messo in un vicolo cieco, dovendo fare marcia indietro rispetto ai propositi di limitazioni di libertà su Internet. Ci auguriamo solo che la rete non sia toccata, per nessun motivo e senza alcun pretesto".

Ma oscurare i siti, anche se violenti, è davvero fattibile? A rispondere alla domanda Anna Vaccarelli, ricercatrice dell'Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche. “Si tratta di una pratica tecnicamente difficile ma "possibile – spiega - Il problema è che è sostanzialmente inutile”.

Del resto, secondo Vaccarelli del Cnr, "in generale l'operazione di oscuramento è fattibile seppur complessa - dice la ricercatrice - anche perché contrasta con la stessa natura del mezzo, progettato sin dalla nascita proprio per favorire la maggiore diffusione possibile delle informazioni, con protocolli che sfuggono ad ogni forma di controllo".

Se e quando una pagina viene oscurata, ad esempio, per spostarla da un'altra parte basta un clic. Però “associare il concetto di fisicità al Web è fuorviante e anche un po' ingenuo – rimarca la Vaccarelli -. Ricordate quando l'Agenzia delle entrate decise di rendere disponibili online i redditi dei contribuenti? Dopo l'intervento del Garante della privacy, la pubblicazione fu sospesa, peccato che quei dati fossero già stati scaricati e messi a disposizione di altri sul web. Lo stesso vale per i siti stranieri di scommesse online: quelli non autorizzati dai Monopoli di Stato sono stati oscurati ma è successo che gli utenti più smaliziati, anche dopo l'oscuramento, riuscissero ad arrivarci grazie ad una tecnologia ad hoc".

Senza dimenticare che a disposizione del 'cattivo' che non vuole essere beccato ci sono innumerevoli sistemi di anonimizzazione che fanno il giro del mondo e che rendono praticamente impossibile trovare la persona fisica che ha immesso in rete certi contenuti. “Esiste tutta una serie di luoghi virtuali dove circolano informazioni a getto continuo: blog, myspace, social network, youtube, tenere sotto controllo tutto è più che complicato, è impossibile – ricorda la ricercatrice -. Non si può oscurare un sito tout court, bisogna guardare quello che c'è dentro, e immaginare che la polizia postale possa fare un lavoro non mirato come quello che fa ad esempio sulla pedornografia ma generico, teso alla ricerca di tutti i contenuti violenti, appare impensabile".

Se si considera, infine, che sul web non esiste diritto di oblio e che “quel che viene immesso in rete ci resta praticamente per sempre, compresi certi video pure rimossi – conclude - ne consegue che l'unico modo per arginare certi fenomeni sarebbe lavorare sull'educazione, spiegare agli utenti che internet non e' uno spazio franco dove tutto è possibile, che i comportamenti scorretti o illegali nella vita sono scorretti e illegali anche on line”.

Ieri anche illeader dell’Udc, Pierferdinando Casini, aveva postato sul suo blog un messaggio "Guai a promuovere provvedimenti illiberali – si legge -. Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete".

"Bisogna fare attenzione. C'è già nelle direttive europee e nello stesso nostro ordinamento la possibilità d'intervenire, supportata assai efficacemente dalla Polizia delle Comunicazioni". Aveva affermato Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Cultura

"Non si cada, volendolo o meno, nella censura. Il ministro dovrebbe, tra l'altro, spiegare come sia possibile oscurare intere piattaforme di comunicazione in ragione del loro utilizzo per la pubblicazione di contenuti illegittimi. È semplicemente impraticabile, perché in contrasto con i più elementari principi costituzionali e con lo stato di diritto".

Intanto Facebook ha già fatto sparire i gruppi pro-Tartaglia e quelli fasulli pro-Berlusconi. Mentre è giallo sulle foto del premier ferito che non si trovano più su Google.

16 Settembre 2009