Tetto agli spot per la pay tv. Marcia indietro del governo?

CONSIGLIO DEI MINISTRI

Si fa largo l'ipotesi di una versione "light" per il provvedimento che il viceministro dello sviluppo economico sta mettendo a punto per il consiglio dei ministri di domani

di Patrizia Licata
Tetto alla pubblicità verso lo stop? Si affaccia fra i rumors l'ipotesi di una versione "soft" per le nuove norme sulla raccolta pubblicitaria nel decreto che il viceministro dello sviluppo economico Paolo Romani sta mettendo a punto per il Consiglio dei ministri di domani. Secondo voci dell’ultimora il decreto, inserito nella direttiva Ue “Tv senza frontiere”, ridimensiona il tetto, eliminando la parte che riguarda il limite più basso (ieri si è parlato del 12%) per le pay-tv. La frenata sarebbe arrivata da due fronti e per motivazioni diverse. Da una parte il ministro delle politiche europee Andrea Ronchi avrebbe sottolineato l'eccesso di delega per il corposo provvedimento sulle tv inserito nella direttiva Ue. Dall'altra il sottosegretario Gianni Letta avrebbe fatto intendere di nutrire perplessità in quanto la materia è delicata e, in questo momento, sarebbe poco opportuno far riaprire contenziosi sul tema del conflitto d'interessi e delle tv.

Scende in campo anche la Fieg chiamata in causa dal viceministro Romani in merito alla discussione di questi giorni sui tetti pubblicitari nelle trasmissioni tv. L'associazione degli editori di giornali spiega di non essere "in grado di commentare il testo del decreto legislativo di recepimento all'esame del Governo, testo di cui non conosce il contenuto". Ma ricorda che 'la propria posizione è stata sempre quella di segnalare come nel nostro Paese, diversamente da quanto avviene nel resto d'Europa e negli Stati Uniti, si riscontra un palese squilibrio della pubblicità sulle tv a danno della carta stampata. A questa constatazione la Fieg ha fatto seguire richieste di contenimento sotto molteplici profili, riguardanti sia la televisione pubblica, per la quale il pagamento del canone dovrebbe essere assicurato con idonei strumenti, che quella commerciale".

In particolare la Fieg sottolinea la necessità che nel recepimento della direttiva Ue sia limitato il cosiddetto product placement, "pratica pubblicitaria particolarmente insidiosa perché in grado di impedire la distinguibilità del messaggio pubblicitario". Serve evitare il paradosso, dice l'associazione, "che gli spot pubblicitari televisivi siano sottoposti al limite orario, mentre una pratica potenzialmente più pericolosa, no".
Ancora, la Fieg sottolinea la "necessità di recepire integralmente quanto previsto dalla nozione di pubblicità della direttiva europea": le telepromozioni vanno considerate a tutti gli effetti 'spot televisivi pubblicitari' e, di conseguenza, conteggiate ai fini del rispetto del limite orario di affollamento pubblicitario.


Le polemiche sollevate ieri dalle anticipazioni sul provvedimento su tv e Internet si sono infiammate subito. E non solo per il tetto agli spot. Il documento è complesso (100 pagine di articoli e commi) e gode di una corsia preferenziale assoluta: una volta approvato dal governo, sarà subito operativo e non farà alcun passaggio in Parlamento per verifiche o correzioni, come notano i giornali di oggi.

I temi caldi riguardano il taglio delle risorse ai produttori tv italiani ed europei e il pesante intervento sulle dirette tv su Internet. All'articolo 21, il decreto dice che il Garante delle Comunicazioni dovrà scrivere un regolamento sui servizi diffusi in "diretta continua su Internet" anche con la tecnica del livestreaming. Sulla base di questo regolamento il governo autorizzerà i servizi. I siti Internet verrebbero equiparati dunque a vere e proprie tv e dovranno ricevere un’autorizzazione e l'iscrizione a un registro se vogliono trasmettere eventi, concerti, sport e manifestazioni in diretta.

La frenata sugli spot recepiva le indicazioni di Bruxelles, ma ampliandone la portata, perché l’Ue chiede solo di non superare il 20% di pubblicità in un’ora di trasmissione. A protestare non era stata solo Sky ma anche i tanti editori che forniscono propri canali alla pay-tv. La Fox, che assicura a Sky 12 canali tra i più visti sul satellite, ha ricordato di essere presente in 90 Paesi al mondo e che in nessuno di questi sono in vigore tetti pubblicitari come quelli immaginati dal governo italiano. Oggi Fox impiega 250 persone in Italia e se entrasse in vigore un taglio degli spot come quello paventato, alcune dovrebbero andare a casa.
Secondo un calcolo della stessa Sky riportato dalla stampa di oggi, il tetto del 12% agli spot sarebbe costato a Murdoch 70 milioni di euro, ma non è l’unico aspetto del decreto che preoccupa: c’è anche la norma sui permessi per la trasmissione satellitare a impensierire la News Corp. Prima di lanciare un nuovo canale satellitare, la pay-tv rischia di dover chiedere via libera al governo, rinunciando tra l’altro al “fattore sorpresa” per le sue strategie industriali.

Anche l'Associazione delle Televisioni Digitali Indipendenti (che assicura a Sky 50 canali) si era lamentata: Francesco Nespega, il presidente, aveva sottolineato che il governo toglie ossigeno ai canali indipendenti nel pieno di una delle più gravi crisi economiche.

Diversa la protesta di Aeranti-Corallo (associazione che rappresenta 985 imprese tra aziende radiotelevisive locali, satellitari e via Internet) e Frt (l’associazione di categoria delle imprese radiotelevisive private italiane). Per le due associazioni, sulle pay-tv non dovrebbero proprio esserci gli spot: sono tv basate sul canone d’abbonamento e non dovrebbero “rubare” pubblicità alle tv territoriali. Ma questa è un’altra storia.


"Bene l'eliminazione dal decreto dell'operazione sui tetti pubblicitari di Sky" commenta a caldo il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni. "Ora mi auguro - prosegue Gentiloni in una nota - che le stesse preoccupazioni, sia per l'eccesso di delega evidente nella bozza di decreto, sia per l'altrettanto evidente conflitto di interessi, portino a eliminare i numerosissimi altri articoli che è inaccettabile consegnare a un decreto attuativo della direttiva sul 'product placement''.

16 Dicembre 2009