Stretta sul Web, il Cdm fa slittare la nuova legge

NAVIGAZIONE

Il ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli: "C'è l'intesa, ma sono necessari ulteriori approfondimenti". Bersani (Pd): "Al governo consiglio cautela"

di Federica Meta
Era attesa nel Consiglio dei ministri di oggi l’approvazione delle proposte di limitazioni alla navigazione su Internet che il ministro degli Interni, Roberto Maroni ha predisposto con l’obiettivo di arginare manifestazioni violente in Rete.
Invece il Cdm ha deciso di aspettare a trattare un tema così delicato che attiene da vicino alla libertà di espressione.  A spiegare il perché della decisione Altero Matteoli, ministro per le infrastrutture, che uscendo dalla riunione ha precisato che è necessario studiare ''ulteriori approfondimenti. Oggi abbiamo proceduto a un primo avvio di discussione, anche se c’è accordo unanime sulla necessità  di presentare un provvedimento ad hoc – ha precisato Matteoli -. Dobbiamo arrivare a sanzionare chi supera determinati limiti, senza però limitare la libertà di espressione”.

Il punto  più controverso riguarda il potere dell'autorità giudiziaria di ordinare l'oscuramento dei contenuti di siti in cui venga rilevata istigazione a delinquere o apologia di reato. Maroni è impegnato a trovare una formula che non sia punitiva in maniera indiscriminata, ma colpisca solo gli autori del reato.

Matteoli ha poi annunciato che l’ipotesi decreto legge non è stata del tutto accantonata (ieri il ministro Maroni aveva raccolto i rilievi dell’opposizione, Pd in testa, che chiedeva che le nuove norme fossero inserite in un disegno di legge e non in un decreto). “Vedremo cosa emergerà nelle discussioni delle prossime ore – ha detto -. Non è del tutto impossibile decidere di optare per un decreto legge”.

A fare da eco alle intenzioni del governo anche il presidente del Senato Renato Schifani. Nel tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare a Palazzo Giustiniani, Schifani ha auspicato un intervento legislativo “che abbia come faro la libertà di espressione”.
“Il Parlamento deve fare qualcosa – ha rimarcato -. Su Facebook si leggono dei veri e propri inni all'istigazione alla violenza. Negli anni '70, che pure furono pericolosi, non c'erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l'odio che alligna in alcune frange”.

Chi frena sulle regole "limita-web" è invece il presidente della Camera. "Credo che il dovere di stroncare sul nascere qualsiasi forma non soltanto di violenza, ma qualsiasi comportamento o atteggiamento che possa configurarsi come istigazione alla violenza in tutta la gamma dei comportamenti possibili debba essere avvertito da tutti - ha sottolineato Gianfranco fini -. Al tempo stesso credo che non ci sia necessità nella nostra legislazione di norme aggiuntive, c'è semmai la necessità della corretta applicazione delle norme esistenti".

"Questa in questa fase è prerogativa del governo se intenderà avvalersene e la Camera dei deputati, qualora sia chiamata a farlo, affronterà il tema con questa duplice certezza - ha detto -. Una democrazia è tale quando combatte duramente ogni atteggiamento di tipo eversivo, ogni democrazia è equilibrata quando riesce a garantire il massimo della libertà in tutte le sue forme, a partire dalla libertà di espressione che è uno dei pilastri dell'ordinamento democratico".

Poco convinto della necessità di una stretta sul Web anche il Pd. Il segretario Pierluigi Bersani, riprendendo quanto detto nei giorni scorsi dai parlamentari, Vincenzo Vita e Roberto Zaccaria,  consiglia al governo “molta cautela. Vediamo di capire bene di cosa si tratta. Io sono molto, molto perplesso”.

17 Dicembre 2009