Sepolta sotto un coro di "no" la tassa Bondi sui cellulari

EQUO COMPENSO

Confindustria, Istituto Leoni e associazioni dei consumatori: tutti contro il decreto che estende l'equo compenso a Pc e telefonini: "Così si frena l'innovazione"

di Federica Meta
La Siae lo aveva promesso già il mese scorso. Il cosiddetto equo compenso, ovvero la somma che i produttori di beni tecnologici devono versare alla Società italiana autori ed editori per compensare il fatto che quel bene potrebbe servire a fare copie di dischi o film, sarà estesa anche a Pc e cellulari. A prevederlo il decreto firmato dal ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, la cui pubblicazione – e la conseguente entrata in vigore – è attesa a giorni.
Se finora l'equo compenso gravava solo su supporti (Cd e Dvd) e su masterizzatori, ora verrà esteso a tutti i prodotti hi-tech con memoria: cellulari, computer, Mp3 e decoder subiranno un aumento di prezzo, in quanto piattaforme che permettono la duplicazione di opere protette dal copyright.

Mentre la Siae si affretta a specificare che “l’equo compenso non è una tassa, perché si tratta di diritti d'autore. I diritti d'autore sono 'lo stipendio' di chi crea un'opera (musica, film, romanzi, testi teatrali)”, la normativa causa una levata di scudi da parte delle aziende. I presidenti di Confindustria Anie (imprese elettrotecniche ed elettroniche) Guidalberto Guidi, di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, di Assinform, Paolo Angelucci e di Asstel, Stefano Parisi accolgono con “sorpresa" il decreto ministeriale” e chiedono al ministro di modificarlo.

"Il nuovo decreto stravolge il regime vigente introducendo sostanzialmente una tassa il cui importo cresce proporzionalmente alla capacità di memoria degli apparecchi elettronici. L'industria high-tech è fortemente impegnata in uno sforzo innovativo per offrire ai consumatori apparecchi sempre più performanti a costi di acquisto decrescenti – spiega una nota congiunta -. Questo decreto, al contrario, introduce un meccanismo perverso che fa crescere la tassa in ragione delle performance dell'apparecchio e incide, in definitiva, esponenzialmente sul prezzo dei prodotti. È, a quanto ci risulta, l'unico esempio al mondo di penalizzazione dell'innovazione! Il consumatore inoltre è gravemente penalizzato dal nuovo meccanismo, in quanto si vede costretto a pagare almeno tre balzelli (sui contenuti acquistati, sull'apparecchio, sul supporto digitale) per esercitare il proprio diritto ad effettuare una copia di un contenuto digitale acquistato legalmente”.

Ulteriore penalizzazione introdotta dal decreto Bondi è, poi, la sua estensione a tecnologie (cellulari, pc, decoder, game consolle) che non hanno come funzionalità principale la duplicazione di contenuti digitali. “Il Mibac nel giustificare tale estensione si richiama alla corrente situazione europea dove, però, 23 Paesi su 27 non prevedono alcun compenso sui telefoni cellulari, i pc sono tassati in un solo Paese e nessun Paese tassa le consolle”, prosegue il comunicato.

“Profondamente iniqua è la situazione che si viene a creare per i telefoni cellulari che nell'ipotesi di utilizzo per la fruizione di video e contenuti musicali prevedono già il pagamento di apposite licenze da parte dell'utente - concludono i presidenti confindustriali -. Suscita, infine, ulteriore perplessità la scelta del Mibac di non escludere a priori gli apparecchi e supporti professionale dall'ambito del decreto e di lasciare viceversa a Siae il compito di concludere di sua iniziativa eventuali accordi con le categorie interessate".

Critica aspra dall'Istituto Bruno Leoni (Ibl). Secondo Massimiliano Trovato, Fellow di IBL “l'estensione di questo balzello, ribattezzato - in barba al senso del ridicolo - "equo compenso", ad una numerosa schiera di apparecchi elettronici, per importi che arrivano ad eccedere i 30 euro al pezzo ed indipendentemente dall'uso a cui essi siano destinati, è l'ennesimo affronto ai consumatori italiani ed alle imprese del settore”.

“I guai dei produttori di contenuti - continua Trovato - non verranno certo risolti da un provvedimento introdotto alla chetichella con lo scopo di redistribuire risorse tra gli attori economici, senza riguardo per la giustizia tributaria e la certezza del diritto. L'unico effetto tangibile del decreto sarà quello di rafforzare la posizione di rendita della Siae, sul cui ruolo nel mercato si rende oramai improrogabile una riflessione profonda”.

Dal Pd arrivano dure critiche. “Ancora una volta questo governo favorisce le lobby a scapito dei cittadini e dello sviluppo tecnologico del nostro Paese”. Sono parole del senatore del Pd Giuseppe Lumia che sottolinea come “dopo il dietrofront sulla banda larga il governo tassa tutti i dispositivi dotati di memoria (cellulari, computer, decoder). Un’imposta che le aziende produttrici riverseranno sui cittadini con un aumento dei prezzi dei prodotti tecnologici”.

“Il provvedimento danneggia uno dei settori più importanti del mercato, sia a livello produttivo sia commerciale – conclude Lumia –. In tutti i Paesi industrializzati i governi investono sulla diffusione e sull’innovazione tecnologica, quale fattore economico trainante, per uscire dalla crisi al più presto. In Italia invece si va nella direzione opposta”.

Scontente le associazioni dei consumatori come Altroconsumo, che giudica il decreto un “regalo di Natale in ritardo” e un “favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi”.

Per l'Adoc "'la tassa rappresenta un grave danno per i consumatori, su cui si scaricheranno i maggiori costi sostenuti dai produttori con un aumento medio dei prezzi dei prodotti tecnologici del 4%".

15 Gennaio 2010