"Sparire" dal Web. Bruxelles apre un'indagine

DIRITTO ALL'OBLIO

La Ue è in trattative con Google per fissare un tempo massimo per la conservazione dei dati. E Mountain View propone un anno

di Patrizia Licata
Il passato ritorna, soprattutto nella sua dimensione virtuale: su Internet è impossibile cancellarlo. “Una battuta disinvolta in un forum, una foto ambigua, una notizia sullo stato di salute, basta una manciata di bite e la nostra e-reputation è segnata”, leggiamo su Affari e finanza di Repubblica. Internet è come una memoria storica che, grazie a tecnologie sempre più invadenti e favorita dalla tendenza di molte persone a condividere online porzioni anche vaste e delicate della propria vita, diventa “alla portata di tutti, per sempre”, con possibili conseguenze, nel tempo, per carriera, amicizie e affetti. La pratica di cercare su Google notizie sugli altri è diffusa tra il 53% degli americani, secondo la società di ricerca Pew.
Dove finisce dunque il diritto all’informazione e inizia la privacy?

La questione è spinosa tanto da spingere Viviane Reding, commissario europeo all’Informazione, ad aprire una trattativa con Google. “La legge europea è chiara”, secondo la Reding; “non si possono usare dati personali senza il consenso dell'interessato”. L'Ue vorrebbe fissare un tempo massimo per la conservazione dei dati e il gigante americano avrebbe proposto un periodo di un anno. La Francia, dove due senatori della sinistra hanno firmato a fine 2009 una proposta di legge per fissare un tempo massimo per la conservazione dei dati, già offre una procedura per cancellare le informazioni personali sul web ma è complessa, scoraggia molti e non garantisce successo.

L’applicazione del diritto all’oblio digitale si scontra infatti con non pochi ostacoli tecnici, per esempio il copia-incolla su altri siti di informazioni soppresse alla fonte. Inoltre Google si è sempre dichiarata contraria a ogni “censura”. Infine, è difficile agire se l’utente è in Europa ma il sito con le informazioni da rimuovere ha sede negli Usa. Esistono comunque aziende che si occupano di “ripulitura” su web: l’americana Reputation Defender ha fatto da apripista (60 dipendenti, oltre 1 milione di dollari di fatturato); in Italia ci si può rivolgere a Reputation Manager.

18 Gennaio 2010