Film on demand? Gli europei disposti a pagare

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A sorpresa, un rapporto stima che entro il 2013 le entrate da vendita di video raggiungeranno i 430 milioni in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna

di Patrizia Licata
Consumatori europei pronti a pagare per avere film on-demand. A scattare la fotografia uno studio di Futuresource Consulting condotto in Europa occidentale e negli Stati Uniti. La ricerca contraddice quanto comunemente si pensa, ovvero che il contenuto offerto gratis dagli operatori del piccolo schermo (e che comunque rappresenta attualmente oltre il 95% del tempo trascorso dagli europei davanti alla tv) sia tutto ciò che interessa agli spettatori, poco disposti ad aprire il borsellino.

Al contrario Futuresource stima che, entro il 2013, le entrate generate dalle transazioni relative ai film su richiesta raggiungeranno 2,4 miliardi di dollari negli Usa e 430 milioni di euro nei cinque principali mercati dell’Europa occidentale: Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna. Il consulente di Futuresource, Carl Hibbert, spiega che le opportunità di crescita sono legate nello specifico ad alcuni settori: la conversione dalla tv analogica al digitale, l’espansione della IpTv, l’introduzione di servizi ibridi da parte degli operatori del satellite. Più preoccupate invece alcune case cinematografiche, secondo Hibbert, che potrebbero dimostrarsi restie a rendere disponibili i loro contenuti in modalità video-on-demand temendo che questa formula metta a rischio le loro entrate.

 

18 Gennaio 2010