Microsoft alla Ue: "Google monopolista nella pubblicità online"

INTERNET

Il direttore Affari legali Brad Smith chiama in causa Bruxelles sulla posizione dominante del motore di ricerca. Intanto Page e Brin vendono azioni: la loro quota scende dal 59% al 48%

di Patrizia Licata
Google “non potrà sottrarsi” dal rispondere a domande sul suo enorme share di mercato nella vendita di pubblicità legate ai risultati del suo motore di ricerca. Lo ha affermto il general counsel (direttore degli Affari legali) della Microsoft, Brad Smith, parlando a Bruxelles di fronte alla Commissione europea. Per Smith, il mercato del search advertising è diventato "il principale motore economico per i contenuti online" e "la porta d’ingresso ai contenuti su Internet". "Ma quando c’è un’azienda che detiene più del 90% della quota in un mercato così strategico, è inevitabile farsi qualche domanda. Sappiamo di che cosa stiamo parlando”, ha aggiunto il rappresentante legale di Microsoft. L’azienda di Bill Gates, infatti, è stata oggetto di diverse indagini Ue per posizione dominante, al contrario di Google, mai formalmente sotto inchiesta in Europa. L’unica volta che il colosso di Mountain View è finito sotto la lente dell’Ue per la sua attività di advertising è stata per l’approvazione dell’acquisto di DoubleClick, nel 2008.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha affermato qualche settimana fa che i regolatori antitrust dovrebbero indagare più a fondo sulla posizione dominante di Google nella pubblicità online, ma la Commissione europea ha risposto che non vede problemi a meno che non ci siano "indicazioni o sospetti” che l’americana abusi della sua posizione di quasi monopolio per far salire i prezzi o soffocare i rivali. Smith ha chiarito che la Microsoft considera Google una concorrente diretta, visto che le due aziende sono attive in alcuni casi sugli stessi mercati. Nella web search, per esempio, dove Microsoft è molto lontana da Google: lo share di mercato in Europa è del 2%. Microsoft invece fornisce il web browser più usato in assoluto, Internet Explorer, concorrente di Google Chrome e altri.
 
Smith non ha parlato però solo di Google. A Bruxelles ha anche indicato quali potrebbero essere i cambiamenti nella normativa vigente in grado di tenere il passo con la rapida migrazione delle aziende verso il cloud computing e le nuove sfide poste alla privacy: secondo Smith sarà necessario un trattato globale sulla protezione dei dati o un accordo di libero commercio, tali da garantire e proteggere i costanti scambi di dati che avvengono in tutto il mondo nella “nuvola”. Secondo la Microsoft l’Ue dovrebbe fissare a 12 mesi il periodo in cui le aziende possono conservare i dati e inoltre permettere ai provider di servizi cloud (come Microsoft, appunto) di agire legalmente contro hackers e altri che dovessero entrare illegalmente nei dati ospitati nella “nuvola”. 

Google non ha commentato gli attacchi della Microsoft al suo dominio dell’advertising online; il colosso di Mountain View ha però fatto sapere che i suoi co-fondatori Larry Page e Sergey Brin venderanno 10 milioni di azioni per un valore, ai prezzi attuali, di 5,5 miliardi di dollari. In base al piano di vendita reso noto, i due partner rinunceranno ciascuno a 5 milioni di azioni di Google in un periodo di cinque anni. La vendita avverrà a scadenze precise, in modo da non danneggiare il prezzo delle azioni  della società.

Page and Brin, ancora molto giovani (36 anni entrambi), resteranno comunque i più influenti azionisti di Google, pur se non potenti come prima. I due co-fondatori possiedono un tipo speciale di azioni che conferisce loro una voting power combinata di circa il 59% - in pratica hanno sempre la maggioranza. E’ un potere di veto che Page e Brin si sono garantiti affinché Google rimanesse sempre fedele ai suoi valori e al famoso motto "Don't Be Evil". Dopo la vendita, il potere di voto dei due soci scenderà al 48% (avranno insieme 47,7 milioni di azioni). Ciò potrebbe comunque non influire nella gestione societaria, perché Page e Brin guidano Google in una specie di triumvirato con il Ceo dell’azienda, Eric Schmidt, le cui azioni gli conferiscono il restante 10% di voting power. Schmidt, Page e Brin sono concordi nel voler restare alle redini di Google almeno fino a tutto il 2024.

27 Gennaio 2010