Pirateria, si combatte con le leggi o con il mercato?

MUSICA DIGITALE

Aumenta il consumo legale di musica online, ma le associazioni dei discografici protestano: non basta. E chiedono norme ad hoc

di Davide Lombardi
E’ una fase di crescita vertiginosa e di continue evoluzioni quella che sta vivendo il mercato della musica digitale. Fioccano nuove soluzioni, nuove partnership, e si cercano nuovi modelli di business più convenienti e che non scontentino nessuno: artisti, operatori di Tlc, case discografiche e consumatori.

 A piangere più di tutti fra le categorie della filiera sono certamente le case discografiche, che non sono riuscite né a porre un argine alla pirateria né a massimizzare i profitti di un mercato, quello digitale, che hanno subìto più che accettato: nonostante la crescita l’online della musica non riesce ancora a compensare le perdite dovute al calo degli acquisti di cd, come rivela l’ultimo Digital Music Report di Ifpi, la federazione internazionale dell’industria discografica. Nell’anno appena trascorso il fatturato è stato di 4,2 miliardi di dollari e rappresenta più di un quarto dei ricavi di tutta la musica venduta. Un miliardo e mezzo i singoli brani venduti (+ 10% rispetto al 2008), mentre gli album registrano un incremento ancora maggiore (20%). Eppure, dicono le major, “il digitale non riesce ancora a compensare l'andamento negativo dei prodotti tradizionali: le vendite online sono cresciute a livello globale del 940% dal 2004, ma il fatturato totale della musica è sceso di circa il 30% nello stesso arco temporale”. A causare questo declino secondo Ifpi è la pirateria. Per questo la federazione chiede interventi legislativi che frenino il p2p e invoca la collaborazione dei provider.

Accanto ai Paesi dove è stato applicato l’intervento legislativo di cui parlano le major (in Europa, Francia e Spagna) c'è il mercato, dal quale si moltiplicano le iniziative per incoraggiare le vendite legali.

Tutto comincia con iTunes, grazie al quale Apple si appropria di un’enorme fetta del mercato. Oggi però la Mela non è più sola. Ultima in ordine di tempo Hp che, grazie a un accordo con la britannica Omnifone, precaricherà sui 16 modelli dei suoi pc il servizio MusicStation, un grande catalogo musicale il cui modello di business si differenzia da quello di Apple: non pay per download, ma abbonamento mensile per l’accesso illimitato. Vodafone registra il successo dei suoi servizi musicali: da quando ha stretto accordi con Emi, Sony, Universal e Warner per offrire brani Drm-free, gli abbonati al servizio hanno raggiunto quota 450mila. Il sito FreeAllMusic ha raggiunto pochi giorni fa un accordo con Emi e Universal per ampliare la propria offerta in streaming.

Apple dal canto suo, oltre a iniziare a vendere concerti live grazie alla partnership con Live Nation, ha appena ampliato a livello paneuropeo l’accordo (finora riguardava la sola Gran Bretagna) con Psr For Music, l’associazione che tutela i diritti dei musicisti anglosassoni. L’intesa permetterà all’azienda di Steve Jobs di offrire in tutta Europa i contenuti delle etichette musicali del Regno Unito.

Anche il formato potrebbe non restare indenne di fronte a questo profluvio di cambiamenti. La società Bach Technology ha messo a punto MusicDna, nuovo formato che si propone di mandare in pensione l’Mp3: oltre a immagazzinare file musicali riesce a incorporare anche testi delle canzoni, copertine, retro degli album, aggiornamenti sulle date dei concerti e collegamenti in tempo reale alle pagine web degli artisti, fornendo al consumatore un’esperienza totalizzante.

In arrivo dunque il colpo di grazia al mercato illegale? Il dibattito è più che mai aperto. Anche in Italia l’industria dei discografici (la Fimi) chiede di coinvolgere i provider, ma pensa sia più importante lavorare sotto l’aspetto educativo. Dobbiamo sensibilizzare i consumatori - dice il presidente dell’associazione, Enzo Mazza - al rispetto delle norme sul diritto d’autore. Tullio Camiglieri, coordinatore italiano del Centro studi per la protezione del diritto degli autori e della libertà di informazione, invoca anch’egli l’intervento dei provider. Ma, dice, serve contemporaneamente uno slancio del mercato. E cita uno studio britannico secondo il quale oltre il 20% degli utenti smetterebbe di usare siti illegali se trovasse la stessa varietà di offerta di contenuti nei siti legali: la pirateria cresce anche a causa di un’offerta legale ancora inefficace.

Punta sul mercato anche il chitarrista dei Radiohead Ed O’Brien, che non risparmia aspre critiche alle case discografiche. I Radiohead hanno sempre creduto nell’online e sono stati i primi a rendere disponibile il loro album sul web, offrendolo sul proprio sito gratis in versione Drm free. O’Brien si è detto sorpreso del fatto che le major stiano ancora combattendo la transizione al digitale: “La pirateria non sta uccidendo la musica”, ha detto in un video-intervento al Midem di Cannes. “Se la musica piace veramente, i “pirati” compreranno il cd, – chiosa il musicista – e se non comprano il cd acquisteranno il biglietto per il concerto, o una maglietta e altri oggetti di merchandising”. Il problema secondo O’Brien è tutto nel comportamento delle major, che nel mondo digitale stanno usando modelli di business analogici. “Bisogna autorizzare più musica, più siti che ne vendono, più modelli simili a Spotify; e bisogna farlo con prezzi un po’ più economici per fare in modo che la musica possa competere con il p2p”.
 

28 Gennaio 2010