Romani bacchetta Calabrò: non mi ha consultato

DECRETO TV & INTERNET

Il viceministro alle Comunicazioni esprime "rammarico" per le critiche rivolte dal presidente di Agcom al decreto:  sarebbe stato "doveroso" un confronto con il governo “prima di prendere una posizione ufficiale”. E sul dl annuncia marcia indietro sulle quote di investimento destinate all' audiovisivo

di Roberta Chiti
“Rammarico” da parte del viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, per i rilievi mossi dal presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, al decreto che recepisce la nuova direttiva Ue in materia di internet e tv. Nel suo intervento di oggi alle Commissioni Trasporti e Cultura della Camera, Romani ha stigmatizzato “i toni, spesso accesi”, di Calabrò e ha sottolineato che, sarebbe stato “doveroso” un confronto con il governo “prima di prendere una posizione ufficiale”.

“Come governo - ha aggiunto Romani - abbiamo sempre rispettato l'Autorità, il suo compito di organismo di garanzia indipendente e la sua competenza. In questo anno e mezzo abbiamo lavorato con spirito collaborativo e costruttivo, nel rispetto delle rispettive competenze e, anche in questa vicenda, se avesse prevalso questo spirito di collaborazione, si sarebbero potuti evitare molti dei rilievi formulati. Un'interlocuzione preventiva con il governo prima di prendere una posizione ufficiale la ritengo infatti non solo auspicabile, ma in molti casi doverosa”.

Romani ha anche respinto le osservazioni dell'Agcom “che inopinatamente accostano l'intervento del governo a regimi autoritari”, in particolare per quanto riguarda le norme del decreto relative a internet.

Entrando nel merito delle critiche sollevate anche da Calabrò sulle nuove regole per Internet, Romani si è detto in disaccordo in particolare “sul fatto che l'Italia possa essere paragonata a sistemi autoritari come la Cina. Non abbiamo nessuna intenzione di avvicinare il Paese a modelli di questo tipo”. “La direttiva Ue - ha spiegato il viceministro - assimila le web tv e il live streaming alla televisione: se il discorso di Obama viene trasmesso in diretta via web, per fare un esempio, è da considerarsi un programma televisivo”.

Per Romani, “è frutto di un malinteso affermare che il governo voglia censurare Internet. L'unico problema che abbiamo posto riguarda lo sfruttamento commerciale di video realizzati da terzi e resi disponibili on demand: riteniamo che questo tipo di servizio debba essere assimilato al video on demand tradizionale”.

Quanto alla cosiddetta “autorizzazione generale” ai siti Internet, “che ha fatto gridare allo scandalo - ha concluso il viceministro - si tratta della possibilità di revoca dell'inizio attività che viene affidata al governo, sulla base di un regolamento stabilito dall'Autorità nel caso in cui non vengano rispettati i requisiti amministrativi”.

A margine della riunione delle commissioni Trasporti e Cultura della Camera, Romani ha annunciato che  il governo è pronto a fare marcia indietro su alcune norme del decreto. In particolare, c'è la disponibilità a ripristinare la  formulazione originaria del Testo unico della radiotelevisione sulle quote di investimento destinate al settore audiovisivo e, ''in qualche modo'', anche le disposizioni sui diritti residuali da corrispondere ai produttori tv. ''Aspettiamo naturalmente il parere delle commissioni competenti - ha spiegato Romani - ma siamo d'accordo a modificare il testo in modo che vengano sostanzialmente ripristinate le quote e le sottoquote previste dall'articolo 44 del Testo Unico''.

Le quote torneranno nel testo del decreto  alla versione originaria ''sia in termini di orario di  trasmissione che di ricavi in base ai quali calcolarle'', ha  spiegato Romani, e cioè il 10% dei ricavi delle emittenti (il 15% per la Rai, norma definita però nel contratto di servizio, ha ricordato il viceministro). ''Anzi - ha aggiunto - al monte sul quale calcolarle aggiungeremo anche voci che oggi non ci sono''. Le sottoquote per il cinema italiano saranno invece affidate a un successivo regolamento.  Sui diritti residuali che i broadcaster corrispondono ai  produttori ''c'è un'apertura - ha detto ancora il viceministro - a ripristinarli in qualche modo, in base a una formula che valuteremo''.

Secondo il Pd, però, le modifiche non bastano. “''Resta la stretta sul web prevista dal decreto sulla tv e il viceministro dovrebbe ascoltare i rilievi mossi dall'Agcom anziché criticar”, sottolinea in una nota Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd -. Le modifiche annunciate non cambiano la gravità della stretta prevista per Internet. Pur annunciando qualche passo avanti, seppur ancora insufficiente, su cinema e fiction, il viceministro alza i toni della polemica con Agcom. Ma invece di polemizzare, il governo dovrebbe accogliere le critiche dell'Authority che ha definito le nuove regole per il web 'un unicum nel mondo occidentale'. “Mi auguro - conclude Gentiloni - che il confronto parlamentare induca il governo ad ascoltare il coro di voci critiche verso il decreto. E che non confermi il sospetto che tanta ostinazione sia volta a favorire interessi  televisivi in competizione con Internet''.

02 Febbraio 2010