Pirateria, l'Agcom spariglia le carte

DIRITTO D'AUTORE

In attesa dell'approvazione del decreto Romani l'Authoriry chiarisce che il provider non è responsabile dei contenuti della Rete

di Alessandro Longo
L’Authority per le garanzie nelle comunicazioni si decide a prendere per le corna il problema della pirateria sul web, cercando una soluzione che rompa con gli attuali schemi. “Abbiamo fatto la prima indagine conoscitiva in Italia sul diritto d’autore in rete, da un punto di vista laico, non schierato. E abbiamo lanciato alcune proposte al mercato”, dice Nicola d’Angelo, consigliere Agcom e uno dei relatori dell’indagine,
“Il diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica” (http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790).
Al solito queste indagini sono curate infatti dall’industria dei contenuti e ribadiscono da anni il concetto del pugno duro contro la pirateria online. Agcom cerca invece un approccio bipartisan tentando nello stesso momento di aprire un dibattito che coinvolga consumatori, autori, operatori, verso soluzioni accettate da tutti.
Il punto di partenza è che Agcom riconosce, nell’indagine, di avere un doppio mandato. Da una parte, è “l’organo deputato a svolgere la attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”. Compito che si esprime con “azioni di prevenzione in tutte le forme possibili e di accertamento degli illeciti”.

Dall’altra, scrive di dover tenere conto anche di alcuni principi di parte opposta: “Il diritto degli utenti all’accesso a Internet, come ribadito dal nuovo Telecom Package. Il diritto alla privacy e la tutela della neutralità della rete”, aggiunge D’Angelo.
L’indagine ribadisce che i provider non sono responsabili per i contenuti che circolano sulle loro reti e di cui non sono a conoscenza, come affermato dal diritto comunitario dal 2003. Agcom esclude quindi la possibilità di affidare ai provider il compito di monitorare la rete contro gli illeciti. Si schiera anche contro il filtro dei contenuti Web e l’ispezione dei pacchetti di traffico: sono pratiche che violano la privacy degli utenti e la neutralità della rete.
Propone quindi altre soluzioni, tenendo conto che bisogna battere strade intentate per combattere la pirateria. Dal momento che “i rimedi basati solo su divieti e sanzioni sono stati finora poco efficaci”.
In particolare, propone una “licenza collettiva estesa”. Si tratta di un sistema a adesione volontaria, “in virtù del quale gli enti di gestione collettiva negoziano per conto degli aventi diritto (gli artisti associati) la licenza con gli enti rappresentativi degli operatori”. Questi ultimi offriranno i contenuti digitali su Internet (musica e film).
“Una volta concluso l’accordo collettivo, la licenza dovrebbe essere estesa ex lege alle opere di titolari dei diritti non iscritti all’ente di gestione collettiva partecipante all’accordo (come previsto, ad esempio, per i contratti collettivi stipulati dai sindacati)”.
Agcom medita anche altre azioni:  “Dalle indicazioni della giurisprudenza comunitaria emerge la possibilità, per l’Autorità, di imporre in capo ai provider un obbligo di sorveglianza”, si legge nell’indagine. I provider dovrebbero quindi “comunicare all’Autorità, con cadenza periodica, dati sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio – peer to peer, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della neutralità della rete”.

Sorveglianza sì, ma senza scavare nel traffico dei singoli utenti e senza essere chiamati a rispondere dei loro illeciti, quindi.
Una terza proposta è che “l’Autorità istituisca un forum per il dialogo fra tutti i portatori d’interessi rilevanti in materia” e “promuova una campagna di informazione intesa a rendere gli utenti più consapevoli della normativa a tutela del diritto d’autore e dei rischi generati dalla pirateria”. Quarta proposta, “l’Autorità assuma un ruolo di impulso alla rimozione dei contenuti illeciti”. Agcom potrebbe quindi sottoscrivere un “protocollo d’intesa” con i provider e con le società di gestione collettiva del diritto d’autore. Si farebbe mediatore tra le due parti. I titolari dei diritti d’autore potranno segnalare all’Autorità la presenza contenuti pirata “sul server di un ISP, ovvero su un sito web da questi ospitato”. “A valle delle verifiche svolte dall’Autorità, questa potrà ordinare all’ISP la rimozione dei contenuti stessi”.

“Su queste idee adesso apriamo una consultazione pubblica, poi scriveremo un testo finale con le proposte. Metteremo le varie parti intorno a un tavolo. Servirà a capire se è necessario apporre modifiche alla normativa sul diritto d’autore”, dice D’Angelo.
Insomma, Agcom si è fatta promotrice di una possibile e futura svolta nei rapporti italiani tra diritto d’autore e Internet. La sfida sarà contemperare i diritti di autori e utenti. Ma è proprio questa strada da equilibrista che Agcom ha deciso di percorrere.

22 Febbraio 2010