La Cassazione: no a controlli elettronici sui dipendenti che navigano sul Web

LA CORTE DI CASSAZIONE

La Suprema Corte dichiara illeggitimo il licenziamento di una donna sorpresa ad accedere Internet. "La vigilanza sul lavoro non va esasperata dall'uso di tecnologie"

di Federica Meta
Un datore di lavoro non può effettuare controlli elettronici sui Pc dei dipendenti per sapere se accedono a siti Internet per ragioni personali. Una sentenza della Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il licenziamento di una donna che era stata sorpresa a navigare sul Web, quando gli accessi online erano autorizzati solo per esigenze di servizio.

Il numero degli accessi ad Internet effettuati dalla dipendente era stato calcolato dall'azienda attraverso un programma di controllo informatico centralizzato, installato senza un preventivo accordo con i rappresentanti sindacali.

Già il tribunale di Milano aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, considerandolo sproporzionato rispetto agli addebiti contestati alla lavoratrice. Il giudice aveva inoltre ritenuto inutilizzabili i dati prodotti attraverso il software di controllo e aveva tenuto conto solo dei tabulati rilevabili direttamente dal computer della donna, da cui era emerso che i collegamenti sul web erano stati di pochi minuti e che spesso erano avvenuti durante la pausa pranzo. Anche la Corte d'appello aveva condiviso la tesi dei giudici di primo grado, motivo per cui l'azienda era ricorsa in Cassazione.

La Suprema Corte (sezione lavoro, sentenza n.4375) ha rigettato il ricorso, ricordando che lo Statuto dei lavoratori sancisce che "la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria nell'organizzazione produttiva, vada mantenuta in una dimensione 'umana' e cioè non esasperata dall'uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro".

Esigenze organizzative "produttive o di sicurezza del lavoro" possono - continua la Cassazione - "richiedere l'eventuale installazione di impianti ed apparecchiature di controllo, dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori", ma in tal caso, si legge ancora nella sentenza, "è prevista una garanzia procedurale a vari livelli, essendo l'installazione condizionata all'accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, ovvero, in difetto, all'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro".

24 Febbraio 2010