Niente fondi per radio e tv locali. Le associazioni: posti di lavoro a rischio

EDITORIA

Ma il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani rassicura: dovremo trovare una soluzione

di Davide Lombardi
E’ diventato legge il decreto Milleproroghe con l’ok del Senato (134 voti a favore, 99 contrari, 4 astenuti), che accoglie il testo approvato dalla Camera che aveva ripristinato i fondi per l'editoria tagliati in Finanziaria. In particolare torna il diritto soggettivo ai contributi, cancellati dalla Finanziaria, per gli organi di partito (tv, radio, giornali, testate on-line), giornali di cooperative ed enti locali senza fine di lucro, editoria brail, radio che trasmettono informazione per almeno nove ore al giorno. Non si toccano il contributi indiretti per le grandi testate mentre arrivano tagli alle emittenti locali e nazionali dei fondi per le spese elettriche e per gli abbonamenti alle agenzie.

Respinti gli emendamenti Pd per il ripristino delle agevolazioni anche per le emittenti radiotelevisive e le testate dei consumatori. Ma secondo il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani serve "trovare soluzioni alle mancate agevolazioni a radio e tv locali”.

Coro di critiche dalle associazioni dei consumatori Adoc e Adiconsum per il taglio ai contributi per l’editoria destinati ai giornali dei consumatori: “''Una vergogna bipartisan: il Parlamento ha voltato le spalle ai consumatori, per metterli a tacere''. “Il taglio dei fondi del 60% impedirà di proseguire nell'azione di informazione e di denuncia - dicono le associazioni -. Azione importante, che evidentemente ai partiti non piaceva, ma che certamente piaceva ai consumatori, sempre più soli ed emarginati dallo stesso Parlamento''.

Anche le radio e tv locali fanno muro contro i tagli. Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo, sottolinea come in questo modo si mettano "a rischio le attività di informazione delle radio e tv locali, già in difficoltà per la crisi economica, con la conseguente perdita di molti posti di lavoro dei giornalisti ivi impiegati. Tale perdita di posti di lavoro si estenderà inevitabilmente anche alle agenzie di informazione radiotelevisiva". “Auspichiamo - conclude Rossignoli - che il provvedimento adottato senza un adeguato confronto con le imprese del settore, possa essere ripensato, al fine di recuperare una forma di sostegno che non rappresenta, peraltro, un onere rilevante per lo Stato, mentre per le imprese radiotelevisive locali costituisce una misura di garanzia del pluralismo informativo e dell’occupazione nel comparto”.

Critica anche la la Frt secondo cui si tratta di un "blitz del Governo che ha cancellato in un sol colpo le misure di sostegno per la radiofonia privata previste dalle normative sull'editoria - come commenta il presidente dell'associazione, Roberto Giovannini -Ciò causerà effetti dirompenti sull'occupazione, soprattutto quella giovanile, per gli addetti all'informazione”. L'associazione ha anche predisposto uno spot contro il Governo da trasmettere su tutte le radio associate.
 

25 Febbraio 2010