Reti sociali, un laboratorio per le Tlc

LA RICERCA

Faculty Award di Ibm alla ricerca di Alessandro Panconesi che studia le interrelazioni tra infrastrutture e comportamenti

di Federica Meta
Le reti sociali hanno precise caratteristiche strutturali ed organizzative, alcune note, altre ancora da scoprire e, soprattutto, da comprendere. Studiare le reti sociali diventa così un modo per migliorare l'efficacia delle infrastrutture di comunicazione e, viceversa, studiare le reti di comunicazione può svelare importanti caratteristiche organizzative di processi di interazione sociale. Ne è convinto Alessandro Panconesi, professore ordinario di Informatica all’università” Sapienza di Roma, che nella sua ricerca “La dimensione sociale del networking” ha fatto emergere caratteristiche e possibili evoluzione del fenomeno e, per questo, è stato premiato con l’Ibm Faculty Award.

Secondo l’indagine l'avvento di internet e della telefonia mobile, e la loro successiva integrazione, hanno trasformato le reti di comunicazione digitale in quelle che i sociologi chiamano reti sociali. L'uso diffuso di strumenti come ad esempio le chat, le email o gli sms, creano in tempo reale giganteschi intrecci che catturano importanti processi di interazione sociale. Questa tendenza sembra solo destinata ad aumentare con l'avvento del cosiddetto pervasive computing, quando la rete incorporerà via via altri oggetti della nostra quotidianità, dalle automobili agli elettrodomestici.

Uno degli aspetti più affascinanti che riguarda le reti sociali è la diffusione delle informazioni al loro interno, che accomuna argomenti apparentemente disparati come la diffusione dei virus digitali attraverso internet, le epidemie virali nella popolazione umana e persino la diffusione delle idee e delle mode. In particolare, il rumour spreading (letteralmente diffusione dei pettegolezzi) è un semplice algoritmo per la diffusione dei messaggi nelle reti, mutuato dal comportamento delle epidemie virali. Si parte con un nodo sorgente che vuole diffondere un pettegolezzo a tutta la rete. La diffusione inizia a propagarsi quando il nodo sorgente sceglierà a caso un amico a cui comunicherà il pettegolezzo; da quel momento in poi, ogni nodo che è venuto a conoscenza del pettegolezzo farà in continuazione la stessa cosa, comunicando l'informazione ad un amico scelto a caso, poi a un altro e così via.

Se pensiamo al pettegolezzo come ad una informazione utile, ad esempio un segnale di allarme, o ad una cosa dannosa come un virus, digitale o meno, determinarne la velocità di diffusione può avere implicazioni importanti non solo da un punto di vista "meramente" tecnologico. Le reti sociali hanno caratteristiche strutturali molto particolari e lo scopo di questa ricerca è quello di capire se e in che misura esse facilitano, o rallentano, la diffusione delle informazioni per processi "epidemici" come il rumour spreading.

Uno degli obiettivi dell’indagine, infatti, è di formulare nuovi modelli per le reti sociali. In particolare, al momento non esistono modelli matematici soddisfacenti per le reti mobili, quelle ad esempio costituite dagli abitanti di una città che si muovono con i loro telefonini, e questo è un ambito di particolare interesse del progetto.

I risultati preliminari di questa ricerca hanno già ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale. Il lavoro "Almost Tight Bounds for Rumour Spreading with Conductance", che Panconesi ha sviluppato con i suoi dottorandi Flavio Chierichetti e Silvio Lattanzi, è stato invitato all'Acm Symposium on Theory of Computing, il più prestigioso congresso internazionale nell'ambito dell'informatica teorica.

01 Marzo 2010