La guerra contro Google fra mercato e regole

IL RAPPORTO

E-Media Institute e Dla Piper: il mercato audiovisivo italiano raggiungerà un giro d'affari di circa 10,3 miliardi di euro nel 2014. A patto che gli editori sappiano trovare alleanze e nuovi modelli di business

di Roberta Chiti
Quali armi ha in mano il “vecchio” mondo degli editori audiovisivi contro Google? Esistono modelli di business, regole, tecnologie in grado di arginare l’ascesa di motori di ricerca e aggregatori? E ancora: il caso Google-tribunale di Milano cosa ci insegna? La regolamentazione europea è sufficiente all’evoluzione di Internet? O non si dovrebbe invece pensare a un’alternativa, un ”tertium genus” in grado di regolare la zona grigia fra la direttiva e-commerce e quella sui media audiovisivi?

Cerca di rispondere a questi interrogativi il rapporto presentato da e-Media Institute, la società guidata da Emilio Pucci in collaborazione con Giangiacomo Olivi di Dla Piper, che fa luce sul “Nuovo mercato degli audiovisivi di rete, aspetti economici e normativi”.

Nel rapporto, illustrato oggi alla Biblioteca del Senato a Roma con una tavola rotonda, vengono pubblicati i risultati di un’analisi previsionale sull’evoluzione del mercato audiovisivo italiano. I quattro singoli mercati del contenuto audiovisivo (televisione, home video, servizi video Internet-Web e servizi video via mobile, destinati a confluire e ibridarsi nel macro-settore degli audiovisivi di rete, raggiungeranno nel 2014 un valore economico pari a circa 10,3 miliardi di euro (misurato al livello dei ricavi degli editori), ovvero lo 0,8% circa del Prodotto Interno Lordo stimato per il 2014. Rispetto al 2008, quando il mercato valeva circa 8,4 miliardi, si tratterebbe di una crescita in valori assoluti pari a poco meno di 2 miliardi.

02 Marzo 2010