Washington difende Google: Italia, sentenza grave

PRIVACY

L'assistente del segretario di Stato Usa per la democrazia e i diritti umani Michael Posner: "Siamo preoccupati"

di Patrizia Licata
Dopo le critiche dell'ambasciatore americano a Roma e della stampa Usa (il New York Times aveva parlato di libertà a rischio per il web), l'affondo contro l'Italia per la sentenza contro Google arriva ai vertici del governo Usa. “La sentenza del tribunale di Milano scomoda il dipartimento di Stato americano”, nota Il Sole 24 Ore. Come riporta anche Repubblica, Washington definisce "desolante" la condanna in Italia dei tre dirigenti di Google per la diffusione del video shock in cui alcuni ragazzi maltrattattano un compagno disabile.

"E' desolante, per non dire altro, che le autorità italiane abbiano cercato di imporre ai rappresentanti di una compagnia privata una censura preventiva dei contenuti", ha detto l'assistente segretario di Stato per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, Michael Posner, intervenuto nel corso di un'audizione presso la commissione del Senato che si occupa delle leggi che regolano la libertà su Internet. "Siamo chiaramente preoccupati per le ramificazioni che questa sentenza potrebbe avere a livello globale", ha aggiunto Posner, sottolineando che i dirigenti di Google, "quando sono stati informati del contenuto, hanno agito in modo appropriato e malgrado questo sono finiti nel mirino del governo. Si tratta di un caso molto importante sul quale dobbiamo rispondere e vigilare molto da vicino".

Lo scorso 24 febbraio tre dirigenti di Google Italy erano stati condannati a sei mesi di reclusione e sospesi per “illecito trattamento di dati sanitari”, spiega Il Sole (si trattava, come noto, della pubblicazione di un video, avvenuta nel 2006, che mostrava quattro studenti di un istituto tecnico di Torino molestare un loro compagno affetto da autismo. Il filmato era stato rimosso da Google dopo essere rimasto online circa due mesi, in seguito alla segnalazione della polizia giudiziaria). Per l’accusa di diffamazione, invece, i manager sono stati assolti e la condanna è caduta sui ragazzi autori del video, che hanno svolto lavori socialmente utili per l’associazione Vividown di Torino.

In attesa delle motivazioni della sentenza, che probabilmente faranno luce sul caso, i pm milanesi spiegano al Sole 24 Ore che “Google Video non è un intermediario, perché non si limita a mettere in contatto persone e contenuti in modo indifferente, come fa eBay, ma trae vantaggio. E così tratta i dati”. Insomma, Google agisce a fini di lucro e di conseguenza va applicata la legge sulla privacy.

03 Marzo 2010