Tv locali in affanno “Il digitale è un’incognita”

DIGITALE TERRESTRE

In Lombardia stanziati 2 mld di euro per sostenere le tv locali nel passaggio al digitale. Per superare al meglio la transizione le "piccole" emittenti puntano sulla fidelizzazione e diversificazione del prodotto

di Patrizia Licata
Tv locali e digitale terrestre: una rivoluzione tecnologica dalle grandi opportunità ma il percorso per arrivare a goderne non è certo facile e comincia con un investimento di circa 2 milioni di euro.
“La migrazione al digitale”, dichiara al Sole 24 Ore Lombardia Flavia Barca, direttore dell’Istituto di economia dei media della Fondazione Rosselli, “costituisce un grosso sforzo economico con ritorni incerti. L’allargamento dell’offerta immerge le emittenti locali in uno scenario competitivo più ampio e difficile che le nazionali presidiano con l’offerta tematica.
Solo le piccole che producono contenuti locali, di qualità, capaci di fidelizzare, continueranno a farsi cercare dallo spettatore in questa abbondanza di offerta televisiva”.

Il passaggio completo al digitale in Lombardia avverrà il 15 settembre e il 20 ottobre, ma già a maggio Raidue e Retequattro compieranno il salto. Le tv locali si stanno dando da fare per arrivare pronte all’appuntamento. Il gruppo Tele-Lombardia-Antenna Tre tra qualche settimana proporrà tre reti tradizionali che ripetono il segnale già presente in analogico e due innovative: una dedicata 24 ore al giorno a Inter, Milan e Juventus e una, Milanonow, che vuole essere una all news del capoluogo lombardo.

“Chi opera in una realtà locale non può avere una vocazione diversa da quella dell’informazione legata al territorio”, spiega Sandro Parenzo, editore. Una scelta che dovrà fare i conti con la concorrenza dei giganti, Rai e Mediaset. “Dire che il digitale è espressione di un vero pluralismo è un imbroglio”, aggiunge Parenzo, “perché in realtà concentra ancora più potere sul duopolio attuale”.

La via è quella degli investimenti massicci per rimanere competitivi sul mercato sia come produttori che come vettori di prodotti. “Si cerca di far leva sulla clientela captive o su nuovi soggetti per portare sul digitale terrestre fornitori di contenuti che vogliono integrare la loro offerta rispetto a quella satellitare o intendono affacciarsi per la prima volta sul panorama televisivo”, spiega Susanna Fanelli, direttore generale del Gruppo Profit, editore di Odeon Tv, che svilupperà un multiplex pluriregionale con un bacino di 22 milioni di abitanti. Una serie di piattaforme locali impegnate anche, spiega la Fanelli, “nello sviluppo del modello di business legato alla pay tv NiteGate”.

Anche Telenova ha messo a punto un’offerta tematica: “Abbiamo creato Telenova 2”, racconta al Sole il direttore generale Fioravante Cavarretta, “realizziamo 3-4 ore ogni giorno (poi replicate) che riguardano approfondimenti culturali e la Messa”. Insomma, la sperimentazione delle tv locali (40 emittenti in Lombardia, per metà concentrate a Milano e Brescia, che fatturano oltre 80 milioni di euro, anche se solo 18 hanno un volume superiore al milione) è in corso, ma l’incognita è rappresentata dai costi e dallo scontro con le big nazionali. Non a caso molti editori pensano che il risultato inevitabile sarà una “selezione darwiniana dell’offerta televisiva locale”.

03 Marzo 2010