Milleproroghe, in rivolta tv e radio private

EDITORIA

Giornata di protesta indetta da Aeranti-Corallo contro il decreto legge “milleproroghe” che taglia (con effetto retroattivo) le agevolazioni a tv e radio locali

di Patrizia Licata
Emittenti locali sul piede di guerra contro il cosiddetto decreto “milleproroghe” che, come scrive L’Adige, “si è ingoiato i circa 40 milioni di euro che lo Stato, fino ad ora, consegnava alle 500 tv e alle circa 1000 radio locali del nostro Paese”. “Per un’emittente come la nostra”, spiega Marilena Guerra, direttrice della trentina Tca, “questo taglio significa centomila euro in meno: le risorse per mantenere tre posti di lavoro”.

Tra l’altro, specifica la Guerra, “non si tratta di un contributo generico: sono aiuti per le spese per l’energia elettrica, il telefono, le agenzie di stampa”. Per questo anche Tca ha aderito alla giornata di protesta indetta da Aeranti-Corallo, il coordinamento nazionale delle imprese editoriali radiotelevisive locali, proponendo nei suoi telegiornali approfondimenti sul ruolo delle tv e delle radio locali, scendendo insomma sul campo di battaglia con l’arma dell’informazione. “Abbiamo intervistato esponenti politici, i parlamentari trentini e Enrico Paissan, il presidente del Corecom”, sottolinea la Guerra.

Stessa strategia d’attacco per Rttr. “Abbiamo concordato con la direttrice di Tca una linea comune e anche noi, a partire dalla rassegna stampa del mattino e nei tg, abbiamo sottolineato le ragioni della nostra adesione a questa giornata di protesta”, dichiara Stefano Mura, direttore della storica tv trentina. Anche in questo caso, è stato sentito, tra gli altri, il presidente del Corecom Paissan, il quale ha parlato di “insensibilità del mondo politico per la dimensione della comunicazione. La realtà locale svolge un vero servizio pubblico”, ha aggiunto.

“Per fortuna noi siamo un’emittente strutturata e nessuno rischia il posto di lavoro”, continua Mura, “ma per le tv e le radio più piccole, quelle che hanno assunto un paio di giornalisti per coprire quel 25% della programmazione che dev’essere riservato all’informazione per poter accedere ai contributi, è davvero dura. Oltre alla crisi ci sono stati imposti forti investimenti per il digitale e questi tagli sono una brutta botta. Per molte emittenti locali una botta letale”.

Per le tv, il calcolo è drammatico, riporta L’Adige: senza gli aiuti statali, un centinaio di televisioni locali chiuderanno i battenti e questo, sottolinea Gabriele Buselli di Tca, “aprirebbe un grande affare, quello della svendita dei canali da parte delle emittenti in difficoltà. Dietro questo decreto milleproroghe, poi, c’è la questione della crisi della pubblicità: ai grandi gruppi televisivi oggi interessano anche le briciole locali e quindi vedono le tv regionali come concorrenti”.

La protesta unisce l’intera Penisola: “Stop a tutti i finanziamenti dati dal governo fino al 2008, il 60% delle spese sostenute dalle emittenti per abbonamenti ad agenzie di stampa, tra il 40 e il 50% per l’energia elettrica e il telefono” riassume il Corriere Fiorentino. “Una norma che pesa come un macigno sull’universo delle radio, circa 20, e delle tv toscane, 42, interessate dal provvedimento, che ha anche valore retroattivo, vale cioè a partire dal 2009. Ballano posti di lavoro ed è a rischio la qualità dei prodotti giornalistici di queste emittenti”.

“Una decisione che non poteva passare inosservata e cui abbiamo deciso di opporci con oltre centomila spot trasmessi in tutte le emittenti interessate, riunioni e dibattiti dedicati al tema”, dichiara Luigi Bardelli, membro del comitato esecutivo Aeranti-Corallo e direttore di Tvl Pistoia. “I tagli del governo colpiscono prima di tutto la libertà d’espressione”, ribadisce Enrico Viviano, direttore di Radio Toscana (45mila ascoltatori medi giornalieri). “Il dato di fatto? Che il decreto è stato votato da tutti, destra e sinistra”. Ora da qualche parte toccherà tagliare: se non sarà sui posti di lavoro, la scure cadrà sulle agenzie di stampa.

09 Marzo 2010