Misure "draconiane" nell'Acta. Stop dal Parlamento Ue

PIRATERIA

Il trattato anti-contraffazione prevede non solo l’interruzione della connessione ma anche sanzioni penali e controllo del traffico da parte degli Isp. I parlamentari: "Violazione delle leggi europee”

di Patrizia Licata
Il Parlamento europeo contro l’esecutivo Ue sul famigerato Anti-counterfeiting trade agreement (Acta), il trattato anticontraffazione (e contro la pirateria online) in via di definizione tra Europa, Usa e altri Paesi. Il Parlamento, che non partecipa alle trattative, ha votato contro l’accordo con una maggioranza schiacciante (663 voti, solo 13 si sono espressi a favore), sostenendo che l’Acta contraddice apertamente le leggi Ue sulla contraffazione e la pirateria online.

Il Parlamento minaccia anche di ricorrere alle vie legali presso la Corte di Giustizia europea se non vengono immediatamente respinti i provvedimenti previsti nell’Acta, inclusa la "graduale" interruzione della connessione Internet agli utenti che rubano contenuti online. Quattro eurodeputati, Alexander Alvaro, Stavros Lambrinidis, Zuzana Roithova e Françoise Castex, soprannonimati i quattro moschettieri dell’Acta, hanno lanciato una petizione contro l’accordo e raccolto finora 31 adesioni.

Le Ong, le organizzazioni accademiche e le associazioni commerciali, che hanno studiato i dettagli del patto anti-contraffazione di cui sono riusciti ad avere anticipazioni, sostengono che l’Acta mette potenzialmente in mano agli Isp “strumenti draconiani in stile americano per combattere la pirateria” . A quanto pare, l’Acta non introdurrà, come si pensava, il cosiddetto “regime dei tre colpi” (tagliare l’accesso alla rete dopo tre tentativi di pirateria), ma permetterà agli Isp di adottare altre misure, purché il consumatore sia informato nel contratto delle penalità previste per il furto di proprietà intellettuale. EuroISPA, associazione di Bruxelles che riunisce i network provider, rivela che l’esecutivo europeo potrebbe accogliere la proposta americana di combattere la pirateria anche usando “sanzioni penali e controllando il traffico e i servizi Internet degli utenti”.

Anche se il commissario al Commercio Karel de Gucht ha rassicurato gli eurodeputati sul fatto che l’Ue non intende dire sì a tutte le misure del testo dell’Acta volute dalle altre parti, le anticipazioni raccolte da EuroISPA andrebbero in direzione opposta. Ma, appunto, si tratta solo di anticipazioni, o meglio indiscrezioni, perché i rappresentanti della Commissione Ue che partecipano alle trattative per l’Acta hanno firmato un accordo di non-divulgazione.

I quattro moschettieri Lambrinidis (Grecia), Castex (Francia), Alvaro (Germania) e Roithova (Repubblica Ceca), non ci stanno: “Ci spiace molto che l’esecutivo sia così riluttante a informarci, nonostante l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che stabilisce che il Parlamento europeo deve avere accesso immediato alle informazioni concernenti i negoziati internazionali, in qualunque fase”. Aggiunge Lambrinidis: “Il Parlamento non starà a guardare in silenzio mentre i diritti fondamentali di milioni di cittadini vengono discussi a porte chiuse”. “Ci opponiamo alle misure dell’Acta che mettono a repentaglio la natura aperta di Internet”, conclude Jérémie Zimmermann, portavoce dell’associazione in difesa dei diritti dei cittadini, La Quadrature du Net.

11 Marzo 2010