Agcom nella bufera. Innocenzi nel mirino

INTERCETTAZIONI

Una serie di intercettazioni, emerse da un'indagine a Trani, dimostrerebbero le pressioni del premier sul commissario dell'Authority per chiudere il programma Annozero. Lo pubblica oggi "Il Fatto". Calabrò: "L'Autorità non ha mai esercitato censura preventiva". Innocenzi contesta le "illazioni" e annuncia querele

di Davide Lombardi
Agcom nella bufera. Secondo le rivelazioni del giornale "Il Fatto quotidiano" diretto da Antonio Padellaro, nel corso di un'inchiesta a Trani sarebbero state intercettate telefonate che dimostrerebbero le pressioni e gli interventi di Silvio Berlusconi sul commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e sul direttore del Tg1 Minzolini contro la trasmissione di Santoro.

La replica di Corrado Calabrò, presidente Agcom: "L’Autorità parla attraverso i propri atti; e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di giudizio".

Innocenzi ha, invece, dato mandato all'avvocato Marcello Melandri per "predisporre le denunce e le querele necessarie alla tutela della verità dei fatti e della mia onorabilità". Innocenzi ha "contestato in maniera assoluta tutte le illazioni in esso contenute" sottolineando "l'illiceità della pubblicazione delle stesse".


Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro spiega che l'indagine, partita dal fenomeno delle carte di credito 'revolving', si svolge nell'ambito di un procedimento aperto dalla procura di Trani e condotto dal Pm Michele Ruggiero. All'attenzione della magistratura sono finite, scrive Il Fatto, alcune intercettazioni della Guardia di finanza di Bari (comprese quelle con il Dg Rai Mauro Masi che però non risulterebbe tra gli indagati) in cui il premier farebbe "pressioni" per arrivare alla chiusura di "Annozero" condotto da Michele Santoro, e in cui si lamenterebbe anche di "Ballarò" e "Parla con me". Indagati il premier, Giancarlo Innocenzi e Augusto Minzolini.

Nel corso delle telefonate il premier, secondo Il Fatto, parla di "chiusura del programma. E Innocenzi lo asseconda". Il Commissario Agcom, rivela il quotidiano, "cerca di trovare un modo per sanzionare il conduttore di 'Annozero'. Servono degli esposti, e si cerca qualcuno che li firmi. Innocenzi offre anche le competenze dei propri funzionari all'avvocato di un politico".

Le prime reazioni giungono da Santoro e dall'Italia dei Valori. Secondo il conduttore di 'Annozero', "l' Agcom è un arbitro che dovrebbe garantire il corretto svolgimento dell'informazione in Italia, mentre c'è un sistema di lottizzazione accettato da tutti senza ribellarsi". Il conduttore di "Annozero" poi lancia l'affondo. "Nell'attuale Consiglio dell'Agcom - dice - ci sono tre ex sottosegretari di Governo, e quello svolto dall'Authority è un lavoro sporco". Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, chiede le dimissioni di Minzolini e Innocenzi. Gli fa eco Donadi. "Siamo al fascismo mediatico, Innocenzi si dimetta". Per Paolo Gentiloni, ex Ministro delle Comunicazioni durante il Governo Prodi e parlamentare del Pd, si tratta di "fatti di estrema gravità, solo l'adozione di misure immediate e concrete nei confronti del Commissario Innocenzi possono evitare di gettare discredito sull'autonomia dell'Agcom".

Una nota del presidente Agcom rivendica che "in tutte le occasioni nelle quali è stata chiamata in causa, a vario titolo, l’Agcom ha sempre risposto in modo univoco: 'L’Autorità non esercita censure preventive perché contrarie all’art. 21 della Costituzione, rispetta la libertà dei giornalisti, tutela il pluralismo dell’informazione'" scrive Calabrò, aggiungendo che "l’Autorità parla attraverso i propri atti; e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di giudizio. Anche in relazione alle regole da osservare nel periodo elettorale in materia d’informazione e di comunicazione politica l’Autorità non ha mancato di dare nelle sedi competenti il suo istituzionale contributo al chiarimento dei termini della questione”.

In un comunicato i commissari Enzo Savarese e Stefano Mannoni respingono "il grossolano tentativo di delegittimazione e intimidazione dell'Autorità liberamente eletta dal Parlamento".

Non è la prima volta che Giancarlo Innocenzi, ex manager del gruppo Fininvest e Sottosegretario alle Comunicazioni di Forza Italia, finisce nella bufera per i suoi rapporti con l'attuale premier. In occasione del "caso Saccà" emersero intercettazioni nel corso delle quali Innocenzi chiamava Berlusconi “il capo”. Ma la Procura di Roma archiviò il caso e il Comitato Etico dell’Agcom stabilì che Innocenzi non si era reso colpevole.

12 Marzo 2010