Allarme e-democracy: la Rete è imbavagliata

REPORTER SANS FRONTIERES

Secondo l'ultimo rapporto di Reporter sans frontières nel 2009 sono raddoppiati i Paesi interessati da episodi di cyber censura

di Antonello Salerno
I paesi che nel 2009 sono stati interessati da episodi di censura su internet sono più di sessanta. Esattamente il doppio rispetto all’anno precedente. E’ un chiaro segnale di come proprio sul web si stia giocando un’importante battaglia per la libertà d’informazione. Una situazione che ha spinto Reporters sans frontières a dare al proprio ultimo rapporto un titolo evocativo: “I nemici di internet: web 2.0 versus Controllo 2.0”.

Nello studio, presentato in occasione della giornata mondiale contro la cyber censura si evidenzia come si stia rafforzando, negli ultimi tempi, la tendenza dei governi, soprattutto nei paesi autoritari, a tenere sotto controllo la rete, anche con mezzi tecnologicamente molto avanzati, per evitare che informazioni indesiderate possano varcare i confini nazionali. Allo stesso modo, però, emerge che i “cittadini della rete” si stanno sempre più specializzando per scavalcare questi ostacoli e far sentire la propria voce, in modo creativo e sempre più spesso solidale.

Sono soprattutto i giovani a utilizzare i social network in questa direzione, mentre, fanno notare da Rsf, per il futuro la libertà della rete dovrebbe figurare anche tra gli obiettivi dell’organizzazione mondiale del commercio: “Molti dei suoi membri, come la Cina e il Vietnam, dovrebbero essere costretti ad rendere libere le loro reti prima di unirsi al villaggio globale del commercio mondiale”.
Con la censura dei contenuti politici o sociali grazie ai più recenti strumenti tecnologici, gli arresti e le intimidazioni di netizen, i governi repressivi sono passati all’azione. E mentre proliferano le reti intranet nazionali e quelle “controllate”, che rendono visibili soltanto i contenuti graditi alle autorità, ci sono ancora paesi che sono del tutto tagliati fuori dal Web, come la Corea del Nord, la Birmania o il Turkmenistan.

Nel mondo, emerge dal rapporto di Rsf, 120 persone sono in prigione per essersi liberamente espresse sui loro blog. Settandadue soltanto in Cina, altre in Vietnam e Iran, mentre gli ultimi arresti sono stati effettuati in Marocco, Azerbaigian e Yemen. Tutto questo mentre altrove iniziano in questi mesi a dotarsi di leggi repressive (Giordania, Afghanistan e Iraq).
Nelle democrazie occidentali, intanto, le limitazioni riguardano soprattutto la protezione della proprietà intellettuale e il contrasto alla contraffazione. “L’Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) - affermano da Rsf - sta trattando in segreto, senza consultare Ong e società civile. Potrebbero essere decise misure potenzialmente liberticide come lo sviluppo di un sistema di filtraggio non sottomesso alla decisione di un giudice”.

In Nord Europa, intanto, si pensa a normative più avanzate: in Finlandia l’accesso a Internet è un diritto fondamentale per tutti i cittadini, e in virtù di un decreto che entrerà in vigore a luglio 2010 ogni cittadino dovrà disporre di una connessione di almeno un megabyte. In Islanda il parlamento sta esaminando una proposta di legge che protegge la libertà di informazione in rete e garantisce trasparenza e indipendenza.

Tra i paesi “nemici di Internet” il rapporto di Rsf cita anche l’Arabia saudita, la Siria e la Tunisia, mentre c’è una nutrita lista di governi “sotto osservazione” per comportamenti che abbiano leso la libertà di informazione sul web: Australia (dove si sta mettendo a punto un sistema di filtraggio), Corea del Sud, e le new entry Turchia e Russia. Ad Ankara persistono argomenti tabù che, se trattati, causano la chiusura dei siti (come ad esempio i problemi delle minoranza curde e armene), mentre a Mosca si cominciano a fare i primi arresti ai danni di blogger definiti “estremisti”.

15 Marzo 2010