La Ue: "Nessuna misura draconiana nell'Acta"

COPYRIGHT

La Commissione Europea rassicura aziende e consumatori: nel provvedimento non sarà prevista la disconnessione della linea Internet per chi effettuta download illegale

di Patrizia Licata
Dopo le notizie trapelate qualche giorno fa sulle possibili misure “draconiane” allo studio da parte dei negoziatori dell’Acta (l’Anti-counterfeiting and trade agreement o accordo anti-contraffazione su cui stanno lavorando Usa, Ue, Canada e altri Paesi), la Commissione europea ha cercato di allontanare i dubbi e rispondere alle domande nel corso di un’udienza pubblica tenuta ieri a Bruxelles, rassicurando le aziende e le associazioni in difesa delle libertà civili. L’esecutivo europeo ha affermato che imporrà sanzioni penali solo sui beni contraffatti “su scala commerciale”, non sul “file sharing individuale”.

Il direttore dell'Unità per la proprietà intellettuale della Commissione Europea, Luc Devigne, ha detto che l’esecutivo Ue cercherà di convincere gli altri partner dei negoziati Acta a pubblicare una bozza del testo che è in fase di redazione. "Non abbiamo niente da nascondere”, ha sottolineato. “Cercheremo di chiedere la pubblicazione di tali documenti, così l’Europa potrà vedere che facciamo quel che diciamo e diciamo quel che facciamo”.

Al momento tutti i testi preparati per l’Acta sono riservati e i partecipanti alle trattative si sono mostrati molto restii a divulgare informazioni sui negoziati, in particolare dopo aver firmato accordi di non-disclosure. Tale segretezza ha infastidito molti osservatori, che hanno esercitato intense azioni di lobby per capire che cosa stia succedendo dietro le porte chiuse dell’Acta e hanno finalmente ottenuto, con l’udienza di ieri, qualche risposta.

"Non ci sarà la legge dei tre colpi, né nessun cambio nella responsabilità degli Internet service provider. Garantiremo pieno rispetto della privacy dei dati”, ha chiarito Devigne, rispondendo alle indiscrezioni che avevano portato nei giorni scorsi a pensare a misure draconiane per combattere la pirateria e la contraffazione, sia online che offline. La legge dei tre colpi è il sistema che comporta la disconnessione da Internet del cittadino scoperto in attività di downloading illegale tre volte di seguito. Una norma del genere è stata esclusa dal Pacchetto Telecom dal Parlamento europeo lo scorso anno.

Devigne ha garantito che l’Ue non adotterà la norma dei tre colpi, nemmeno se dovesserlo chiedere i partner, ma David Hammerstein di Transatlantic consumer dialogue sostiene che un approccio più severo alla contraffazione sarebbe un incentivo per gli Isp a nascondere la clausola all’interno del contratto che fanno firmare ai clienti.

Altro tema controverso è proprio quello della responsabilità degli Isp per i contenuti pirati che vengono scaricati o scambiati sui loro network. Devigne ha assicurato che le norme attuali, che non considerano il provider responsabile in quanto agisce da mero “postino” dei contenuti, non cambieranno. Sempre che l’Isp non sia l’origine del materiale pirata, non modifichi contenuti preesistenti e non possa agire sulla loro destinazione.

I critici dell’Acta temono tuttavia che nuove regole più severe per far rispettare il copyright, comprese le sanzioni penali, anche se solo a livello commerciale, possono spingere l’industria ad auto-regolarsi, finendo col danneggiare i consumatori. L’Etno si è detta “preoccupata dalla possibilità che dai negoziati per l’Acta scaturiscano misure sproporzionate e di ampia portata come filtri alla rete o la possibilità di disconnettere gli utenti da Internet. Misure del genere contraddicono i diritti degli utenti attualmente riconosciuti dalla legge Ue e rafforzati di recente dal Telecoms Package," secondo le parole del direttore Michael Bartholomew.

"Creando incertezza sul piano legale per gli operatori di Internet, l’Acta li costringerà a piegarsi sotto la pressione delle aziende dell’entertainment”, afferma Jérémie Zimmermann, portavoce dell’associazione in difesa dei diritti dei consumatori, La Quadrature du Net. “L’Acta costringerà gli Internet service provider a filtrare e rimuovere contenuti e servizi, trasformandoli in poliziotti privati e ausiliari della giustizia. Non possiamo tollerare che player dell’industria privata impongano restrizioni ai diritti e alle libertà fondamentali. Una tale modifica alle leggi penali appoggiata persino dai governi, in modo del tutto opaco, dimostra che chi sta negoziando l’Acta non è amico della democrazia”.

I negoziati per l’Anti-counterfeiting trade agreement sono iniziati a Ginevra dua anni fa: si tratta di un accordo commerciale plurilaterale che mira a stabilire standard internazionali sui diritti di proprietà intellettuale. Oltre all’Ue (rappresentata dalla Commissione europea) e agli Usa, partecipano Australia, Canada, Giappone, Sud Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Svizzera. I prossimi incontri si terranno ad aprile a Wellington, Nuova Zelanda, e a Ginevra, a giugno.

24 Marzo 2010