Social network & privacy. Venti di guerra Ue-Usa

LE REGOLE DEL WEB

Le norme europee che regolano il settore sono molto più restrittive che oltreoceano. Svizzera e Germania determinate ad andare fino in fondo. Ma Facebook e Google nicchiano, e contano sull’appoggio dell’amministrazione Obama

di Antonello Salerno
I giganti del Web come Google, Facebook e Youtube, che navigano agevolmente nella rete delle norme sulla privacy degli Stati Uniti, rischiano di rimanere impigliati tra le maglie molto più fitte che regolano il settore in Europa. Questo se Svizzera e Germania manterranno ferma la propria posizione in seno al consesso dei 27 paesi del Vecchio continente che nel 2000 hanno dichiarato la privacy come diritto fondamentale dei cittadini, che aziende e governi hanno il dovere di rispettare.

Secondo quanto scrive il Washington post, i legislatori europei stanno aprendo un’istruttoria, per il momento in fase preliminare, che porterà a stabilire se pubblicare su siti come Facebook foto, video e altre informazioni su persone senza il loro consenso sia una violazione delle normative sulla privacy.

La domanda a cui l’Europa è chiamata a rispondere è: fino a che punto i social network sono responsabili dei contenuti messi in rete dai loro iscritti? A dare una prima risposta era stata pochi giorni fa proprio l’Italia, dove il tribunale di Milano ha ritenuto tre dirigenti di Google penalmente responsabili per un video che ritraeva un gruppo di bulli che si accanivano su un ragazzo autistico.

Se questa linea venisse sposata dall’Europa, il modo in cui Fabebook, Google e YouTube e altri si muovono in rete potrebbe cambiare radicalmente, spostando la responsabilità di assicurare la privacy dagli utenti alle aziende.

I commissari per la protezione dei dati personali di Svizzera e Germania stanno chiedendo che Facebook giustifichi la sua scelta di autorizzare gli utenti a caricare indirizzi e-mail, fotografie e altri dettagli personali che riguardino persone che non si sono iscritte al social network.

Per adattarsi alle strette norme che regolano la privacy in Svizzera - si legge sul Washiongton post - a Facebook potrebbe essere richiesto di contattare le persone le cui informazioni sono state messe online e chiedere loro se sono d’accordo a essere state chiamate in causa. Dal canto suo Thilo Weichert, Commissario per la regione tedesca del Nord dello Schleswig Holstein alla protezione dei dati personali, afferma: “Abbiamo scritto a Facebook e detto loro che non stanno rispettando le normative europee”.

La posizione europea differisce fortemente dall’approccio statunitense, dove le aziende hanno prolificato sul Web offrendo agli utenti servizi gratuiti in cambio di informazioni personali utili per il mercato pubblicitario. “Se l’Europa dovesse proseguire su questa strada - dichiara al Post Eben Moglen, professore di legge alla Columbia University - questo creerà un conflitto significativo”.

Richard Allan, dirigente di Facebook Europe, afferma che per alcune delle funzioni che sono state esaminate - come quella di autorizzare gli utenti a pubblicare gli indirizzi mail dei loro amici per trovarli online - la compagnia ha recentemente previsto la possibilità, per chi non lo volesse, di ottenere la rimozione dei propri dati. “Ciò che stiamo tentando di fare come azienda globale - conclude - è di essere sicuri che i nostri sistemi non infrangano le regole delle giurisdizioni in cui operiamo”.

Secondo i dirigenti di Google verificare tutti i contenuti pubblicati dagli utenti nel passato potrebbe essere molto costoso, per via della grande quantità di dati in questione, e potrebbe avvicinarsi alla censura, dal momento che le aziende sarebbero costrette a tracciare un solco tra libertà di espressione e violazione della privacy. Blogger, YouTube e altri prodotti di Google - sostengono dall’azienda di Mountain View - sono a lungo stati usati da attivisti dall’Islanda all’Iran per documentare gli abusi di governi e aziende.

La questione si risolverebbe - secondo le “major” del Web - se gli stessi utenti stessero più attenti a ciò che pubblicano, specialmente quando si tratta di materiali privati. Sia per buon senso che per cortesia, non dovrebbero mettere online foto o video di altre persone senza avere il loro consenso.

Secondo molti studiosi del settore negli Stati Uniti, anche se i legislatori europei si radunassero attorno a una posizione comune, troverebbero estremamente difficile imporre le proprie leggi su aziende americane, data la stretta relazione tra la Silicon Valley e l’amministrazione Obama. E già questo lascia intravedere le truppe che si schierano in previsione di una lunga battaglia.

24 Marzo 2010