Il business di Google Italia trainato da YouTube

INTERVISTA CON L'AD MARUZZI

L'Ad Stefano Maruzzi: "Colloqui con i produttori di contenuti per verificare la migrazione sulla nostra piattaforma con canali brandizzati"

di Patrizia Licata
Esplosione del business, un potere di innovazione quasi ineguagliato, il macigno del video su YouTube che ha portato alla condanna di tre manager a sei mesi di carcere: è Stefano Maruzzi, numero uno di Google Italia, a parlare dei temi più scottanti che riguardano la sua azienda in un’intervista concessa a Il Sole 24 Ore, la prima da quando, tre mesi fa, l’ex manager di Microsoft, Condè Nast e Rcs è passato a dirigere la filiale di Mountain View. “Il settore a maggior crescita è quello dei video e di YouTube, soprattutto in termini di partnership”, sottolinea Maruzzi.

La spinta verso l’alto è talmente forte che l’azienda da poco è entrata “nell’ottica di colloqui con i produttori di contenuti per capire se sono interessati a trasferire il loro prodotto sulla nostra piattaforma creando dei canali brandizzati, come già avviene con la Rai”.

“Oggi siamo saliti a 25 ore di video caricati ogni minuto su YouTube”, continua Maruzzi. “La massa di contenuti che viene trasferita sui nostri server è gigantesca. E uno potrebbe dire: più video equivalgono a più opportunità di business. Peccato che noi possiamo associare pubblicità solo a contenuti certificati, ovvero dei quali conosciamo l’origine per creare un canale con il brand di un’azienda con la quale facciamo accordi”.

Le domande a cui rispondere sono tante. Sulla piattaforma di Google possono essere caricati video con contenuti offensivi, come quello del 2006 messo online da alcuni studenti di Torino che malmenavano un ragazzo disabile. Ma i fatti di quell’anno si riferiscono a Google Video, il cui modello di business era molto diverso da quello di YouTube, chiarisce Maruzzi. “Sulla vecchia piattaforma non c’era monetizzazione, non c’era pubblicità e neppure quello che si chiama universal search”. Insomma, nel 2006, secondo l’Ad di Google Italia, non c’era modo di guadagnare da quel video. “Crea imbarazzo sentire accuse del genere quando il prodotto aveva queste caratteristiche”.

E se su YouTube vengono caricati video protetti da copyright? Il Sole fa riferimento alla partita con Mediaset sui video “illegali” del Grande Fratello, tra i contenuti più cliccati di YouTube. Il tribunale di Roma lo scorso 12 febbraio ha respinto il reclamo di Google in merito all’obbligo di rimozione dal server di questi contenuti. “Il giudice si è espresso per capire qual è la modalità corretta per procedere alla rimozione dei video e stiamo definendo gli aspetti tecnici. Noi riteniamo che la soluzione possa essere la piattaforma gratuita Content Id, che fa tutto in automatico”, secondo Maruzzi. “Il problema è avere i video originali, partendo dai quali si può procedere alla rimozione delle copie”.

I grattacapi di Google non finiscono qui. C’è anche la partita con gli editori. L’indagine dell’antitrust è stata estesa da Google News ad Adsense, la piattaforma di intermediazione della pubblicità online: l’accusa è che i contratti non siano trasparenti, perché gli editori non sanno come sono ripartite le quote. Risponde Maruzzi: “Per quanto riguarda i contratti della pubblicità online il meccanismo della sottroscrizione della partnership con Google, proprio perché avviene su Internet, non prevede una negoziazione vera e propria. Ovviamente non siamo felici che l’antitrust abbia esteso l’istruttoria ma stiamo collaborando a tutto tondo e siamo fiduciosi. Vorrei ricordare che nel 2009 Google ha ripagato con oltre 5 miliardi di dollari i partner di Adsense in tutto il mondo”.

Ma, alla domanda se l’azienda sia pronta a rivedere questi contratti, Maruzzi “non sa rispondere”. E sui progetti per la rete, l’Ad italiano frena: test simili a quello negli Usa per garantire un Giga di banda non sono previsti in Italia e al momento la filiale nostrana del colosso di Mountain View non pensa ad entrare in una eventuale società delle reti, assieme a partner come Telecom Italia e la Cdp: “Ci sarebbero diversi interlocutori pronti ad ascoltare, ma da qui a dire che oggi è ipotizzabile un impegno concreto in questo progetto ne passa”.

26 Marzo 2010