Web streaming come la tv. E più limiti agli spot Sky

NUOVO TESTO UNICO

In GU il Testo unico dei servizi di audiovisivi e radiofonici. Nuove norme per live streaming e multicasting. Il decreto italiano, unico in Europa, introduce un limite di affollamento differenziato per la pay tv

di Patrizia Licata
Una vera e propria “piccola riforma” del sistema televisivo: è quella che comincia oggi con l’entrata in vigore del decreto legislativo che recepisce nel nostro Paese (in ritardo rispetto al termine del 19 dicembre 2009) la direttiva Ue numero 65 del 2007 sui servizi audiovisivi. Il testo comunitario, come nota Il Sole 24 Ore, adotta il principio della neutralità tecnologica, in uno scenario che vede i contenuti digitali irrompere su qualsiasi piattaforma distributiva. Da questo momento, i servizi audiovisivi sono regolati a prescindere dal mezzo utilizzato.

I nuovi servizi media sono anche divisi in lineari, come le trasmissioni televisive, dove vi è ricezione passiva di un palinsesto, e non lineari, in cui è il telespettatore a scegliere il contenuto e il tempo in cui fruirlo. Questi ultimi sono inclusi nell’applicazione della normativa.

Punto chiave nell’applicazione della Direttiva (“Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, che modifica l’attuale Testo unico sulla radiotelevisione) è quello sulla responsabilità editoriale del fornitore di servizi media e audiovisivi, anche di un catalogo di contenuti non lineari a richiesta. Come nota Il Sole 24 Ore, è uno dei punti più dibattuti, perché la definizione del fornitore di servizi include non solo le trasmissioni televisive analogiche e digitali, ma anche modalità di offerta audiovisiva sul Web, come il live streaming e il multicasting. Ogni fornitore deve ottenere l’autorizzazione generale per poter stare sul mercato, presentando una dichiarazione d’inizio di attività.

Sono invece esclusi dalla Direttiva altri media come i motori di ricerca, i giochi in linea, la posta elettronica e i siti Internet nei quali il contenuto audiovisivo è incindentale o occasionale. Esclusi anche i contenuti prodotti dagli utenti, ma qui si apre il grande capitolo della responsabilità editoriale degli Internet service provider (Isp) rispetto per esempio a contenuti che violino la proprietà intellettuale.

Qualche novità è prevista sul fronte della comunicazione commerciale (anche per i servizi non lineari), a partire dal product placement: ora è possibile inserire marchi e prodotti all’interno dei contenuti televisivi (ma non nei programmi per bambini). Quanto agli indici di affollamento, è stata eliminata la norma che prevedeva un intervallo minimo tra i blocchi di spot. Nei film si può fare una sola interruzione ogni trenta minuti (e non più quarantacinque).

Infine, il decreto italiano, unico in Europa, introduce un limite di affollamento differenziato per la pay tv, mentre conferma i limiti attuali per la Rai e le tv private. Le quote di programmazione e di investimento nell’audiovisivo europeo sono state ripristinate rispetto al testo precedente: il 10% del tempo di diffusione deve essere destinato alle opere europee degli ultimi cinque anni.

31 Marzo 2010