Google: i governi non aiutino chi "mette il filtro" a Internet

CENSURA

I dirigenti dell’azienda californiana al Congresso: “Censurare la rete non è più soltanto una questione di diritti umani, ma anche un ostacolo al commercio internazionale”

Regole certe per fare pressione sui governi che filtrano Internet, mettendo di fatto un ostacolo al commercio internazionale. E’ la richiesta avanzata da Alan Davidson, direttore della “public policy” di Google, parlando alla commissione congiunta di deputati e senatori statunitensi, allargata a un gruppo di esperti dell’amministrazione Obama, che si è occupata del caso. Gli Stati Uniti - ha affermato - dovrebbero prendere in considerazione l’idea di rifiutare gli aiuti per lo sviluppo ai Paesi che non consentono l’accesso libero al Web.
Secondo Davidson la censura è diventata qualcosa di più che una questione di diritti umani, e sta danneggiando nei profitti diverse compagnie che si basano su Internet per raggiungere i loro clienti. “Non è un ostacolo limitato a un paese o a una regione - afferma Davidson - e nessuna azienda può riuscire da sola a contrastarla con efficacia”.
A sollevare di recente il caso della censura e a evidenziare i problemi in cui spesso si imbattono gli operatori commerciali è stato quanto accaduto in Cina a Go Daddy, riportato nei giorni scorsi anche sul New York Times: la società di servizi on-line ha annunciato di voler bloccare la registrazione di domini in Cina, preoccupata per la privacy dopo che le autorità di Pechino avevano richiesto l’identificazione fotografica e le firme dei clienti.
Si tratterebbe, secondo quanto denunciato dall’azienda, della prima volta in cui si chiede di fornire al Governo la documentazione retroattiva di tutte le persone che hanno registrato un dominio. Una “invasione di campo” avvenuta in uno scenario che Go Daddy descrive come molto caotico, con crescenti attacchi di hackers, frodi sempre più comuni nei pagamenti e spammer che operano senza timori. Rispondendo, le autorità cinesi hanno difeso la loro scelta dicendo che “le aziende straniere sono tenute a rispettare le leggi locali quando operano in Cina”.
Secondo i dati di Google sono più di 40 i paesi che censurano attivamente Internet, mentre 25 governi hanno bloccato il motore di ricerca negli ultimi anni. Proprio per combattere queste pratiche Davidson ha suggerito alla commissione di fare in modo, negli accordi internazionali sul commercio, di impegnare i paesi firmatari a non filtrare la rete. Google - ha continuato il dirigente - prenderà in considerazione la possibilità di rientrare in Cina soltanto dopo che il governo di Pechino avrà rimosso le restrizioni, “ma combattere questa censura - ha concluso - richiederà un duro lavoro”.

31 Marzo 2010