Gli advertiser cinesi fuori da Google

LO SCONTRO

Dopo la decisione di Mountain View di spostare le attività ad Honk Kong gli inserzionisti hanno iniziato a spostare gli investimenti su altri siti. Il motivo? Il calo del traffico sul motore di ricerca

di Federica Meta
La Cina segna un punto nella sua guerra contro Google: dopo che martedì scorso la società di Mountain View ha accusato Pechino di bloccare le ricerche sul suo sito di Hong Kong, dove ha spostato le proprie attività per sottrarsi alle limitazioni imposte dal governo cinese, gli inserzionisti pubblicitari – principale fonte di guadagno del motore di ricerca – hanno già iniziato a spostare i propri investimenti su altri siti.

Alla base della decisione dei pubblicitari ci sarebbe, secondo Cao Junbo, un’analista capo di iResearch, un calo del traffico sul sito di Google, che ha fatto scendere gli annunci “fra il 30 e il 50% rispetto al periodo prima dello spostamento ad Hong Kong”. “C’è stato un drastico calo di click sugli annunci questa settimana”, ha commentato sul Financial Times un’inserzionista di apparecchiature mediche elettroniche, che ha deciso di spostare la propria pubblicità su Baidu, leader sul mercato locale.

Certamente la “guerra” fra Google e la Cina non si fermerà qui: la società di Mountain View sembra essere determinata a superare le restrizioni imposte da Pechino e non intende rinunciare a presidiare l’immenso mercato cinese, viste le sue dimensioni e la sua crescita. Anche perché i suoi partner locali hanno già messo in guardia il management americano, chiedendo chiarezza su posti di lavoro, investimenti e ricadute di un’eventuale chiusura. Da parte loro, i cinesi, sembrano altrettanto determinati a far sì che non si crei un precedente e Google continua ad essere sotto attacco, con i sistemi che funzionano a sprazzi, senza che l’azienda riesca a capire cosa li blocca effettivamente, come è dimostrato dal fatto che prima la grande G. si è presa la colpa delle disfunzioni e poi ha accusato i firewall cinesi.

01 Aprile 2010