Bruxelles e il caso Sky. Il Financial Times attacca Romani

MERCATO TV

In un editoriale il quotidiano finanziario critica le "pressioni italiane" a sfavore dell'azienda di Murdoch, "l'unica - scrive il giornale - che fa investimenti seri in Italia". La replica del viceministro Romani: "Smentisco l'intenzione di agire ignorando le indicazioni della Commissione"

di Roberta Chiti
Il governo di Roma sta mettendo in campo dei ''trucchi'' per condizionare la decisione dell'Europa sull’ingresso anticipato di Sky nel mercato del digitale terrestre. Lo scrive in un editoriale il Financial Times che sottolinea come ''Mediaset e Rai, la tv di stato su cui il governo Berlusconi esercita una controllo 'de facto', hanno puntato le loro carte sulla prosecuzione dell'accordo stretto da Sky con Bruxelles che le impediva - si legge nell'articolo - di entrare nel digitale terrestre fino al 2012''. Se l'accordo rimarrà in vigore nonostante la richiesta della pay tv ''Sky rimarrà in effetti esclusa dalla piattaforma digitale che sta crescendo con grande velocità per i prossimi cinque anni''.

Il “caso Sky” è per il giornale anglosassone l’occasione per dare una stoccata al governo italiano. “Mister Romani”, scrive, è volato fino a Bruxelles nel mese scorso per chiedere ai commissari europei di bloccare l’accesso a Sky alle frequenze digitali, e “dando in questo modo agli avvocati europei un assaggio di come vengano condotti i business a Roma. E’ stato riferito - scrive il giornale - che il viceministro fa lobby contro Sky Italia: operazione curiosa, visto che Sky è probabilmente il più grosso investitore in Italia da dieci anni a questa parte”.

“Smentisco categoricamente - dice Romani rispondendo all’articolo - l'intenzione di agire ignorando le indicazioni della Commissione europea in merito al mercato televisivo digitale terrestre e ribadisco che l'incontro, da me richiesto e concessomi subito dal Commissario europeo per la concorrenza Almunia, era volto a significare la posizione del governo e le preoccupazioni del mercato radiotelevisivo, nazionale e locale, su una decisione, sollecitata dalle pressioni di un unico operatore statunitense monopolista del mercato satellitare e della pay tv, che rischia di sconvolgere il mercato del digitale terrestre''. Gli uffici del viceministro ricordano che lo stesso Romani aveva già smentito la scorsa settimana la ricostruzione di un suo colloquio
con il commissario europeo Almunia in merito alla gara per le frequenze del digitale terrestre.


C’è comunque “una concreta possibilità che il test di mercato voluto dalla Commissione per arrivare a una decisione”, e di cui verranno presto rilasciati i risultati ''confermerà che, in un modo o nell'altro, Mediaset si è già ritagliata un ricco business di abbonamenti in digitale. Dunque Sky non potrà ancora a lungo essere accusata di posizione dominante nel mercato pay italiano. Questo - prosegue Ft - dovrebbe giustificare la rimozione del vincolo per le frequenze digitali”.
Anzi, scrive il giornale, secondo molti i vincoli non hanno più alcun senso e Sky potrebbe ormai essere libera “di partecipare alle aste per contenuti di sport e intrattenimento ad armi pari con Mediaset”.


Del resto si è sempre sospettato, scrive il giornale, che in Europa esista una categoria di Paesi che applica “a piacere” le regole di Bruxelles. “La Grecia, per esempio, è stata non esattamente prolissa nell’applicazione di alcune linee guida finanziarie della Ue”. “E anche l’Italia sembra far parte di questa ‘speciale’ categoria”. Il giornale riporta infatti la notizia, uscita su la Repubblica, secondo la quale il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani avrebbe detto che un’eventuale decisione di Bruxelles a favore di Sky “sarebbe stata semplicemente ignorata dal governo italiano”.

Ma i “trucchi” italiani, insieme ai risultati del market test, potrebbero “persuadere la Commissione che in Italia c’è bisogno di una nuova dose di competizionenel settore tv. Mister Romani potrà anche decidere di ignorare le decisioni di Buxelles che fanno scomodo al suo primo ministro - scrive il giornale -. Ma con gli allarmi lanciati dalla Fondazione Soro sulle minacce per il pluralismo del media in Italia ancora nell’aria la Commissione potrebbe decidere di tenere d’occhio la distorsione del mercato televisivo italiano”.

07 Aprile 2010