Google Buzz nel mirino di 10 Garanti per la Privacy

INTERNET

Gmail trasformato in social network senza informare gli utenti. Questa l'accusa rivolta a Google dalle Authorities di dieci Paesi. "Mountain View ci spieghi come intende tutelare i dati personali"

di Federica Meta
Google buzz nel mirino dei Garanti per Privacy. In una lettera l’Authority italiana e quelle di Canada, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Olanda, Nuova Zelanda, Spagna e Gran Bretagna chiedono a Google un “rigoroso rispetto delle leggi sulla privacy in vigore nei paesi in cui immettono nuovi prodotti on line”, esprimendo preoccupazione per il modo in cui Mountain View “affronta le questioni legate alla privacy, in particolare per quanto riguarda il recente lancio del social network, Google Buzz”.

“Troppo spesso il diritto alla privacy dei cittadini finisce nel dimenticatoio quando Google lancia nuove applicazioni tecnologiche – si legge nella lettera -. Siamo rimasti profondamente turbati dalla recente introduzione dell’applicazione di social networking Google Buzz, che ha purtroppo evidenziato una grave mancanza di riguardo per regole e norme fondamentali in materia di privacy. Inoltre, questa non è la prima volta che Google non tiene in adeguata considerazione la tutela della privacy quando lancia nuovi servizi”.

Le dieci Autorità di protezione dei dati sottolineano, inoltre, che i problemi di privacy legati al lancio di Google Buzz avrebbero dovuto essere “immediatamente evidenti” alla stessa azienda.

Attraverso Google Buzz – ricordano i Garanti - Google mail (o Gmail), nato come un servizio di posta elettronica one-to-one tra privati, è stato improvvisamente “trasformato” in social network.
“Questo è avvenuto perché, in modo del tutto autonomo, Google ha assegnato ad ogni utente di Google Buzz una rete di “amici” (followers) ricavati dalle persone con cui l’utente risultava comunicare più spesso attraverso Gmail – spiegano -. Ciò senza informare adeguatamente gli interessati di quanto si stava facendo e senza specificare le caratteristiche del nuovo servizio, impedendo in questo modo agli utenti di esprimere un consenso preventivo e informato”.
Secondo le authorities, dunque, con questo comportamento è stato violato un principio fondamentale e riconosciuto a livello mondiale in materia di privacy: ossia, che spetta alle persone controllare l’uso dei propri dati personali.

Le Autorità riconoscono, però, l’introduzione di servizi online senza prevedere tutele adeguate per gli utenti non è appannaggio di Google. Tuttavia, sollecitano il motore di ricerca a dare l’esempio, “in quanto leader nel mondo online”, incorporando meccanismi a garanzia della privacy direttamente in fase di progettazione di nuovi servizi on line.

La lettera si chiude con la richiesta a Google di spiegare come intenda assicurare che in futuro le norme in materia di protezione dati vengano rispettate prima del lancio di nuovi prodotti.

20 Aprile 2010