Quello che i governi non vogliono: Google apre il "misura-censura"

INTERNET

Battesimo per il tool messo a punto dall'azienda californiana che svela le richieste di "oscuramento" da parte dei vari Paesi. Ok dal Consiglio d'Europa: "L'opinione pubblica ha il diritto di sapere quello che gli Stati chiedono di rimuovere da Internet"

di Federica Meta
Google svela i dati delle censura. La società di Mountain View lancia un misuratore che mostra il numero di richieste di dati degli utenti o di rimozione di contenuti ricevute nel corso degli ultimi sei mesi del 2009 da parte dei vari governi.

Riguardo alle richieste di rimozione di contenuti, in testa si trova il Brasile con 291, segue la Germania con 188, l'India con 142, gli Stati Uniti con 123. L'Italia si trova in settima posizione con 57 richieste di rimozione. Il Brasile detiene anche il record di richieste di dati degli utenti a quota 3.663, seguito da Stati Uniti con 3580 e Gran Bretagna con 1.166. L'Italia è sesta con 550.

Nella classifica non compare la Cina, finita più volte nel mirino per la censura su Internet. Sulla mappa al posto del numero corrispondente appare un punto interrogativo e la seguente spiegazione: "La Cina considera la richieste di censura segreto di Stato, non possiamo quindi fornire questa informazione al momento".

“La censura nel mondo sta aumentando - ricorda il vicepresidente David Drummond sul blog aziendale -. Oggi 40 governi impongono la rimozione di informazioni su Internet, contro i 4 che lo facevano nel 2002. Ovviamente non tutte le richieste che ci arrivano dai governi sono illegittime: alcune riguardano la tutela della privacy e dei minori, altre sono utili a scopi investigativi. In generale però noi crediamo che più trasparenza a livello globale contribuisca a ridurre la censura e per questo abbiamo lanciato questo nuovo strumento che contiamo di aggiornare ogni sei mesi”.

Il segretario generale del Consiglio d'Europa (Cde), Thorbjorn Jagland, ha accolto positivamente la decisione presa da Google di rendere noti i dati inerenti le richieste di rimuovere o censurare contenuti. 'L'opinione pubblica - osserva Jagland in una nota - ha il diritto di sapere quello che i governi chiedono di rimuovere da internet. La trasparenza è essenziale se si vuole proteggere la libertà di espressione" aggiunge invitando tutti i governi europei dall'astenersi dal filtrare contenuti sulla rete se non per le ragioni prescritte dall'articolo 10 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo.

"Le azioni dei governi in questo ambito devono essere prestabilite per legge e necessarie in una societa' democratica", ha aggiunto il Segretario generale. 'Solo il dialogo e la cooperazione tra lo Stato, il privato, le organizzazioni internazionali e la societa' civile possono consentire di arrivare a delle soluzioni che saranno un beneficio per tutti'.

21 Aprile 2010