Loredana Gulino, l'avvocato d'autore

IL PROTAGONISTA

Il Direttore generale Lotta alla contraffazione dell'Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico, punta a fare leva sull'utilizzo delle nuove tecnologie per tutelare il copyright. "Presto nuove azioni a tutela della proprietà industriale"

di Roberta Chiti
«Difesa a oltranza del made in Italy e del design italiano animano la politica della mia Direzione, che coniuga la lotta alla contraffazione con la gestione del sistema dei marchi e brevetti, senza il quale è impossibile la difesa nazionale ed internazionale del design e delle innovazioni italiane”: Loredana Gulino, avvocato, è direttore generale Lotta alla contraffazione dell’Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo Economico.

Il tema è caldo ovunque. La difesa del copyright Usa è uno dei capisaldi della politica annunciata da Obama.
Il presidente Usa ha sostenuto che l’innovazione e la creatività sono il più grande valore del suo Paese. Parole forti su cui l’Italia non può che concordare. Se ne discute in sede Acta, il trattato multilaterale contro la contraffazione. Ma che senso può avere un accordo punitivo su contraffazione e pirateria senza la partecipazione dei Paesi in cui il fenomeno è più diffuso? L’accordo riunisce un gruppo di primi della classe in materia di proprietà intellettuale: con l’attuale membership negoziale l’Italia non ha molto da guadagnare. Solo con la presenza delle economie emergenti l’accordo avrebbe la necessaria portata.

Sì, ma intanto l’Europa litiga sulla linea dura.
Il braccio di ferro tra Parlamento Ue e Commissione trae origine dalla necessità di garantire la massima trasparenza ad un negoziato sinora coperto da confidenzialità. Da un lato la Commissione vorrebbe tutelarne la segretezza, dall’altro il Parlamento, nella risoluzione del 10 marzo, invita il Commissario de Gucht a rendere pubblici i draft negoziali. Si tratta di un difficile equilibrio che trova riscontro anche in alcuni aspetti controversi dell’Accordo: tutelare le libertà democratiche delle comunicazioni via Internet o porvi severi limiti per arginare i fenomeni di pirateria? Laddove si decida per linea dura su Internet, l’unica risposta deve essere globale.

Intanto, cosa può fare l’Italia?
Qualunque strategia può rivelarsi efficace e incisiva solo col sostegno e la collaborazione dei cittadini e delle imprese, che devono essere coinvolti nell’ambito di campagne di informazione e di divulgazione ed essere i destinatari di qualunque azione. Ciò si traduce nel sostegno all’innovazione e alla capacità competitiva delle imprese italiane sul mercato interno e internazionale per consentire loro di disporre, in modo semplice e accessibile, di tutti gli strumenti più efficaci per tutelarsi dal fenomeno della contraffazione. Parallelamente, è fondamentale procedere nella messa in campo di attività di sensibilizzazione dei cittadini, per educare ad una cultura del consumo più consapevole ed assumere un ruolo più attivo nella lotta alla contraffazione. Dovremmo rivolgerci soprattutto ai giovani per trasmettere il valore del rispetto delle idee e stimolare la loro creatività.

Possono aiutare le nuove tecnologie?
Certamente. L’innovazione rappresenta la base di molte delle strategie della mia Direzione. Il ricorso alle nuove tecnologie si rivela più che mai centrale nel contrasto alla contraffazione. Un ulteriore passo in avanti per l’innovazione e il sostegno alle Pmi è rappresentato dal Fondo Nazionale Innovazione che ha l’obiettivo di sostenere i progetti innovativi basati sull’utilizzo economico dei titoli della proprietà industriale. Il Fondo mette a disposizione ben 60 milioni di euro. Gli interventi sono attuati attraverso la compartecipazione delle risorse pubbliche in operazioni finanziarie progettate, co-finanziate e gestite da banche ed intermediari, espressamente finalizzate al sostegno di progetti innovativi collegati a titoli della proprietà industriale.

Quali sono le priorità da affrontare nella difesa della proprietà  intellettuale?
Creare un sistema di proprietà industriale che rappresenti davvero il volano dell’economia, in cui tutti gli attori - imprese, centri pubblici di ricerca, banche, consumatori, cittadini - riconoscano la spinta competitiva offerta dai diritti di proprietà industriale. La nostra attività apre un dialogo con cittadini e imprese mettendo a disposizione strumenti pratici di tutela, come banche dati e depositi telematici, fornendo consulenza, assistenza, formazione. In questo senso va la recente approvazione definitiva del Regolamento che dà attuazione al Codice della Proprietà Industriale.

Quali vantaggi darà?
Garantisce maggiore tutela e semplifica le procedure nell’interesse delle imprese. Come ha sottolineato il ministro dello Sviluppo Economico Scajola, il riassetto sistematico delle disposizioni in materia di proprietà industriale realizzata dal Codice della Proprietà Industriale è orientato non solo al potenziamento della competitività del Sistema Italia, per il quale assume una valenza strategica per meglio sostenere la concorrenza internazionale, ma anche alla semplificazione di tutte le procedure riguardanti i titoli della proprietà industriale. È attraverso la predisposizione di strumenti più immediati per adempiere alle pratiche amministrative che è possibile incentivare il contrasto del fenomeno della contraffazione, a tutela dei cittadini consumatori.

Internet può aiutare a difendere il made in Italy o è una minaccia?
La Rete costituisce una risorsa preziosa per le nostre imprese. Offre anche alle Pmi l’opportunità di accedere a quote di mercato che in passato erano loro precluse proprio per la ridotta dimensione aziendale. Flessibilità, velocità di transazione ed espandibilità del volume di affari sono elementi irrinunciabili che trovano nell’e-commerce la giusta coniugazione. Tuttavia, Internet rappresenta uno strumento di espansione del mercato legale ma anche di quello parallelo ed illecito, che beneficia delle medesime opportunità legate alla flessibilità e velocità di transazione, in aggiunta agli ampi margini di libertà offerti dalla Rete.

Non sarà facile regolare la materia.
La difficoltà di regolamentare il settore delle comunicazioni non deve diventare un alibi per chi è preposto alla tutela di interessi pubblici, tra cui certamente spicca quello dello sviluppo economico del Paese. In tal senso, la mia Direzione generale ha da tempo avviato un Tavolo di lavoro permanente per il monitoraggio delle implicazioni derivanti dalle transazioni commerciali on line. Esso riunisce attori istituzionali e rappresentanti del mondo imprenditoriale. In analogia a quanto sta avvenendo anche in altri Paese europei, è in corso di perfezionamento l’elaborazione di un nuovo pacchetto di azioni volte ad offrire maggiori strumenti di tutela all’interno del web ai titolari di diritti di proprietà industriale. Ogni iniziativa dovrà essere attentamente ponderata e confrontata con tutti i portatori di interesse, ferma restando la responsabilità istituzionale di tutela della competitività e dell’innovazione delle nostre imprese.

03 Maggio 2010