Contro il cumulo tv-giornali un Ddl firmato Gentiloni

ANTITRUST

Opposizione al lavoro su un provvedimento per far slittare di 4 anni il divieto per gli operatori Tv di acquisire partecipazioni nei giornali. Lo firmano Gentiloni, Rao, Giulietti, Monai

di Marino Petrelli
Un disegno di legge sulle "partecipazioni incrociate nei settori dell'editoria quotidiana e della televisione" con l'obiettivo di differire al 31 dicembre 2015 la possibilità che emittenti televisive titolari di più di una rete nazionale possano acquisire partecipazioni societarie in aziende editrici di giornali quotidiani. Lo presenteranno Paolo Gentiloni, Roberto Rao, Giuseppe Giulietti e Carlo Monai. Spiega Gentiloni: "La nostra preoccupazione è che nel momento in cui scade questo divieto, l'editoria quotidiana vive la peggiore crisi degli ultimi decenni".

L’articolo 43, comma 12, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, stabilisce che, a partire dall’1 gennaio 2011, Rai, Mediaset e Telecom, potranno acquisire il controllo anche di giornali quotidiani. Una siffatta circostanza costituisce, secondo Gentiloni, una porta spalancata verso un’ulteriore preoccupante concentrazione dei media italiani. Per superare questo rischio, e per assicurare all’editoria quotidiana italiana il tempo necessario a trovare risposte ai rischi di involuzione strutturale del settore, occorre, pertanto, “il differimento al 31 dicembre 2015 del termine al trascorrere del quale i soggetti che esercitano l’attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete potranno acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani”. “Il divieto – propone ancora l'articolo unico del ddl - si applica anche alle imprese che siano controllate, controllanti o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, nonché alle imprese controllate o controllanti per effetto dell’influenza dominante di cui al comma 15 del presente articolo”.

La crescente divaricazione tra ricavi e costi solleva forti preoccupazioni sulla capacità delle imprese editrici di produrre un ammontare di profitti adeguato a supporto delle strategie di investimento, oggi ancor più necessarie ed urgenti in un mercato dei media dove le spinte competitive impongono processi di riconversione della propria offerta verso aree di business e politiche di distribuzione innovative che riguardano internet, televisione digitale, telefonia mobile. 

Anche i dati della lettura (fonte Censis 2009, VIII rapporto sulla comunicazione, novembre 2009) evidenziano una specifica situazione di criticità nel nostro paese. In termini assoluti, nell’ultimo anno i lettori abituali di quotidiani si sono ridotti di circa il 40%. Un dato che fa ancora più riflettere se confrontato con il dato del consumo abituale di televisione (98% della popolazione) e dell’uso abituale del cellulare (85% della popolazione). A questi dati che evidenziano il rischio di un vero e proprio declino del settore, devono aggiungersi le preoccupazioni legate alle sfide del nuovo contesto tecnologico. La polemica sollevata dagli editori di tutto il mondo nei confronti dei motori di ricerca, esemplificabile nel ruvido confronto dialettico che ha contrapposto ancora di recente Rupert Murdoch e Google, reca in radice un problema gigantesco: come intervenire sul modello di business delle aziende editoriali e sulla filiera del valore dei contenuti al fine di assicurare alle media company la tutela dei diritti sui contenuti di proprietà e la giusta remunerazione dell’utilizzo di quei contenuti da parte dei motori di ricerca sul web.

29 Aprile 2010