Ambrogetti: anticipiamo al 2011 l'Italia sul digitale

CONFERENZA DGTVI

Il presidente di Dgtvi chiede al governo di accorciare i tempi dello switch off totale. Il viceministro Romani: stiamo valutando. Dalla conferenza di Milano il no degli operatori a Sky sul terrestre. Piano frequenze: troppo teorico il modello di Agcom, serve l'accordo tra emittenti

di Roberta Chiti
Un anno prima. L’Italia potrebbe approdare allo switch off toale nel 2011 anziché nel 2012 come programmato. Lo ha proposto Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, intervenendo alla conferenza nazionale dell’associazione in corso a Milano.

“Alla fine di quest'anno - ha detto Ambrogetti - quasi il 70% della popolazione italiana avrà definitivamente abbandonato l'analogico e il digitale terrestre avrà raggiunto una penetrazione vicina all'85%. Riteniamo non vi sia alcun motivo plausibile per aspettare altri due anni ancora per concludere questo passaggio. Anche perché a questo punto troppi sarebbero i disagi che soffrirebbero le emittenti e gli utenti stessi nel prolungarsi di una situazione ibrida. Chiedo allora formalmente al viceministro di rivedere da subito il calendario del 2011 in modo che tutte le Regioni rimanenti siano calendarizzate nel prossimo anno e che quindi la transizione possa concludersi in modo anticipato entro il 2011”.

La replica immediata del viceministro alle Comunicazioni: “Stiamo valutando la possibilità di anticipare al 2011 il passaggio definitivo di Calabria, Sicilia, Umbria e Toscana al digitale terrestre - ha detto Paolo Romani -. Sono decisioni che vanno prese d'accordo con i governatori. Ma se vanno in porto, potremo varare lo switch off definitivo entro il 2011”.

Il 2011 è anche l’anno da cui Sky potrebbe cominciare a offrire programmi pay sul digitale terrestre. Ma “i broadcaster protagonisti della nuova tecnologia non intendono tollerare regali a Sky” ha detto Ambrogetti. “Sia ben chiara una cosa: nessun regalo né in terra né, soprattutto, in cielo” ha sottolineato riferendosi alla richiesta della tv satellitare alla Commissione europea di poter sbarcare sul digitale terrestre prima del termine del 31 dicembre 2011, fissato all'atto della fusione tra Stream e Tele+, partecipando all'imminente gara per le nuove reti che si libereranno con il passaggio al Dtt.

“Realizzare questo processo, raggiungere questi risultati - ha aggiunto Ambrogetti - non è stato facile. Ci sono voluti investimenti, energie, intelligenze. Adesso che il duro lavoro è stato fatto, adesso che l'Italia è digitale, che nessuno si illuda di presentarsi pretendendo di accedere a questo sistema e di godere, per di più secondo lui gratis, dei benefici che altri, con investimenti ingenti e per lunghi anni, hanno costruito. Lo abbiamo detto a Bruxelles e lo ripetiamo: competizione e concorrenza sì, ma a parità di regole e di condizioni. Ma lo sa la Commissione Europea che mentre autorizza il monopolista pay a effettuare offerte free sul digitale terrestre è vietato a TivùSat di fare offerte pay sul satellite? E' consapevole il commissario per la Concorrenza che le sue decisioni rischiano di snaturare completamente la gara per l'assegnazione delle frequenze che la stessa Europa ha voluto discriminando i piccoli e i nuovi operatori e proprio in nome dell'apertura del mercato consegnarle invece clamorosamente ad un monopolista? Ci batteremo e continueremo a farlo - ha concluso - perché nessuno possa accedere all'attribuzione di frequenze senza rispettare gli investimenti realizzati da tutti”.

Per quanto riguarda il piano nazionale frequenze cui sta lavorando l'autorità per le comunicazioni, secondo Ambrogetti “così non va: rischiamo, invece di convertire i segnali, di trasferirci nelle aule dei tribunali” dice parlando della direzione intrapresa dall’Agcom nell’elaborazione del nuovo piano nazionale. Il futuro assetto rischia infatti di essere inquadrato secondo criteri “teorici ed ingegneristici che non corrispondono alla realtà”. Invece il piano “non deve in alcun modo mettere in discussione le assegnazioni nelle Regioni in cui lo switch off è stato effettuato”. Le ultime elaborazioni degli uffici dell’authority “rischiano seriamente - aggiunge Ambrogetti - di compromettere il cammino fin qui compiuto”. Non si può “alterare un equilibrio faticosamente raggiunto e che ha portato ad effettuare le assegnazioni delle frequenze per la prima volta dopo trent'anni, e a realizzare, unici in Europa, reti in isofrequenza per ottimizzare le risorse, dando vita ad un dividendo digitale e rispettando praticamente ovunque gli accordi internazionali”.

Torna sul nodo frequenze anche Vincenzo Vita (Pd), componente della Vigilanza Rai, secondo il quale serve “mettere a punto un dividendo digitale che preveda una vera e propria gara per le frequenze”.

Sul fronte dell’Lcn, l'ordinamento automatico dei canali, secondo Ambrogetti “è un elemento che va affrontato con decisione, subito, per evitare che si ripetano i conflitti che hanno caratterizzato gli ultimi switch off con i conseguenti disagi per le emittenti e, di conseguenza, per gli utenti. Ci sono ancora alcuni elementi che devono essere rivisti prima di passare alla vera e propria assegnazione che realizzerà il ministero e ci lavoreremo insieme in questi giorni”.

Rispondendo alla domanda sulle indiscrezioni che lo vedono candidato alla sostituzione di Claudio Scajola, dimissionario, al ministero per lo Sviluppo economico, “Non è il momento - ha detto Paolo Romani -, non mi pare l'occasione per
rispondere”.

04 Maggio 2010