Non piace a Romani il piano frequenze di Agcom

LA GUERRA DELLE TV

Il modello adottato dall'Authority per individuare lo spettro da assegnare alle tv è "teorico e non attinente al territorio" anche secondo il viceministro alle Comunicazioni. Che oppone il "no comment" alle ipotesi di successione a Scajola

Piano nazionale frequenze, Agcom è sotto tiro. Non piace alle emittenti nazionali e locali e neanche al ministero delle Comunicazioni il modello che l’Autorità per le comunicazioni sta adottando per identificare le frequenze (assegnabili dal ministero delle Comunicazioni) alle reti nazionali e locali. Si tratta di un modello troppo “teorico e privo di attinenza con il territorio” è la critica allo schema di elaborazione di Agcom mossa dal viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, secondo cui la strada da seguire è la concertazione tra Authority, ministero ed emittenti. “Finora - ha detto Romani durante il suo intervento alla Conferenza nazionale sulla tv digitale terrestre a Milano - ci siamo messi attorno a un tavolo e il 30% del Paese è passato al digitale con pochi danni e pochissimi ricorsi. Insomma, tutto ha funzionato al meglio e io mi sono assunto l'onere del coordinamento internazionale delle frequenze con l'Europa. Con Autorita' e operatori dobbiamo metterci d'accordo e calarci nella realtà dei problemi”.

E il modello Agcom non piace neanche alle tv associate in Dgtvi: “Così non va: rischiamo, invece di convertire i segnali, di trasferirci nelle aule dei tribunali” dice il presidente Andrea Ambrogetti. I criteri sono “teorici ed ingegneristici” e “non corrispondono alla realtà”. Invece il piano “non deve in alcun modo mettere in discussione le assegnazioni nelle Regioni in cui lo switch off è stato effettuato”. Le ultime elaborazioni degli uffici dell’authority “rischiano seriamente - aggiunge Ambrogetti - di compromettere il cammino fin qui compiuto”.

Anche le locali sono sul piede di guerra. Il modello “ingegneristico” si prefigura molto diverso da quello - tavolo fra operatori - utilizzato per l’assegnazione di spettro in Sardegna o nel Lazio. Ed è un modello che potrebbe riderre gli asset su cui è stata costruito il business di molte società. "La realizzazione di reti nazionali in tecnica K-SFN (in contrasto con quanto la stessa Agcom ha fin qui detto e scritto) - dice Frt -, toglie alle televisioni locali un numero consistente di frequenze, peraltro le migliori, per incrementare le coperture di reti nazionali inesistenti o che addirittura non esisteranno mai”.

04 Maggio 2010