Broadcaster europei sotto scacco da Google

MULTIMEDIA

Le tv chiamate a cambiare modello per competere sul nuovo mercato

di Federica Meta
È un 2009 difficile quello che i broadcaster europei si lasciano alle spalle, segnata dalla pesante flessione dei mercati pubblicitari. Considerando i ricavi complessivi dei broadcaster europei è il gruppo Rtl a registrare la migliore tenuta, secondo e-Media Institute, chiudendo il 2009 con una flessione dei ricavi del 6% rispetto al 2008. Anche Itv (-7% in valuta locale), Mediaset (-8%) e Tf1 (-9%) registrano complessivamente, a livello consolidato, una contrazione inferiore al 10%. Più pesanti le flessioni registrate dal broadcaster tedesco ProSiebenSat.1 (-10%) e da Antena 3 in Spagna (-15%). Ma la crisi va oltre i ricavi e riguarda il modello di business che viene messo sempre più sotto scacco dai siti Google.

In tutto il mondo sono in vertiginoso aumento infatti il numero delgi utenti che consuma video via Internet dai siti di Google (YouTube). In particolare e-Media ha monitorato il mercato britannico: nello scorso mese di febbraio sui portali di BigG sono stati guardati 2,5 miliardi di video. “Per quanto in forte crescita, le offerte degli editori, televisivi e non, non riescono ad avere un traffico di tale rilevanza”, spiega e-Media Institute. Nello stesso periodo, Bbc ha registrato circa 140 milioni di titoli visti, Channel 4 solo 40 milioni e Itv solo 28 milioni.

“Il nuovo mercato del broadband-video è fortemente dominato dalle piattaforme meta-editoriali che giocano sempre di più un ruolo propriamente editoriale, spingendo gli editori in posizione arretrata nella catena dell’offerta - prosegue l’istituto di ricerca -. L’impatto è già visibile dal punto di vista dei ricavi pubblicitari. Per quanto l’offerta broadband-video degli editori sia in netta ascesa, pare chiaro che in ambiente Internet aperto i meta-editori giocheranno un ruolo sempre più decisivo e di assoluto dominio”.

Con singole offerte basate su prevalentemente su contenuti proprietari, le tv non ce la faranno a competere sul mercato broadband-video. Per quanto la loro forza si basi su contenuti di qualità ed esclusivi, “appare chiaro che la strada da percorrere è quella di alleanze e di piattaforme congiunte per la creazione di video portali”, rivelano gli analisti. È la strada già percorsa dalle piattaforme satellitari gratuite (Freesat, TivùSat) e da vari progetti come Kangaroo (bloccato però dalla Competition Commission britannica), Canvas e - da ultimo - quello promosso dai due concorrenti tedeschi della tv commerciale ProSiebenSat.1 and Rtl Mediengruppe Deutschland. Se questi progetti dovessero svilupparsi, si andrebbe verso portali nazionali che sarebbero vere e proprie piattaforme basate sulla co-opetizione fra gli operatori audiovisivi.

Secondo European Audiovisual Observatory, è grazie alla pay tv che le società tv europee hanno resistito all’urto della crisi potendo contare su una maggior diversificazione delle attività senza, contemporaneamente, dover dipendere troppo dalla pubblicità. Le revenue delle 12 principali aziende europee - in tutto 534 canali - sono diminuite dell’1,9% nel 2009 rispetto al 3% del 2008. I dati confermano che le aziende che non hanno puntato tutte le loro carte sugli inserzionisti hanno avuto risultati positivi. Così registra una buona annata BSkyB in Uk con una crescita di revenue del 20% (da 6,9 miliardi di dollari del 2008 a 8,3 miliardi del 2009) mentre ristagnano quelle della francese Canal Plus (6 miliardi) e scendono del 4% (1,2 miliardi) quelle della tedesca Sky Deutschland. I peggiori risultati finanziari si registrano fra i gruppi più pubblicità-dipendenti: la Cme (21 canali in Europa centrale e orientale) subisce un calo del 31%, la spagnola Prisa del 18%, la tedesca ProSiebenSat1 del 9,6%.

17 Maggio 2010