Pubblicità online al palo senza contenuti premium

L'ANALISI

Zimmermann (gruppo Hi-media): il valore delle inserzioni svilito dal proliferare di pagine web gratuite. Ma la sfida è sulla qualità

di Patrizia Licata
La pubblicità online non basta più: per evitare lo scoppio di una seconda bolla Internet, la strategia vincente per il futuro consiste nell’abbinare le entrate pubblicitarie a nuovi modelli di contenuti a pagamento: è quanto afferma Cyril Zimmermann, ceo e fondatore del gruppo multimediale Hi-media, su Il Sole 24 Ore. “Una recente indagine americana”, osserva il manager, “mostra che il 42% degli europei e il 46% degli italiani è già disposto a pagare per accedere a prodotti editoriali premium. Il mercato è maturo e non potrà che crescere nel corso dei prossimi mesi e anni”.

Lo stesso business del gruppo Hi-media, le cui vendite (51 milioni di euro) sono cresciute del 39% nel primo trimestre 2010 rispetto al Q1 2009, è trainato in larga parte dai micropagamenti. “La pubblicità online”, commenta Zimmermann, “vedrà una commistione sempre più forte tra contenuti video e multimedialità, tale da sfruttare le caratteristiche migliori degli spot televisivi e tradizionali, vale a dire la possibilità di veicolare un messaggio con efficacia e immediatezza, e di Internet, ovvero la capacità di indirizzare la comunicazione a un target molto preciso”.

Il problema principale, al momento, è legato al valore stesso degli spazi pubblicitari, svilito da una crescita abnorme dei siti web. Così i publisher si trovano a competere con centinaia di migliaia di pagine Internet liberamente accessibili. Secondo il ceo di Hi-media, “la competizione non deve più essere sul prezzo ma sulla qualità. Un editore online che trasferisca parte dei propri contenuti in una sezione a pagamento vedrà aumentare anche le entrate pubblicitarie”.

Secondo Zimmermann, ll mercato italiano è peculiare in quanto “più protettivo verso gli editori rispetto a quanto accade in altri Paesi europei". Un atteggiamento conservatore, ma che difende l’Italia "dagli errori più comuni legati alla bolla Internet”.

17 Maggio 2010