Tv locali, digitali ma consorziate?

CONVEGNO AERANTI-CORALLO

Tutti insieme su uno stesso multiplex per difendere gli investimenti e non disperdere frequenze. L'ipotesi rimbalza dal Forum Aeranti-Corallo che lancia l'allarme. Rossignoli:  "Settore a rischio". Romani: "Necessario il Piano frequenze a patto che tuteli la storia delle locali"

di Roberta Chiti
Consorziarsi per sopravvivere? E’ l’interrogativo che rimbalza dal Radio-tv Forum 2010 di Aeranti-Corallo, l’associazione che riunisce 985 imprese del settore, in corso a Roma fino a tutta la giornata di domani con workshop, tavole rotonde, relazioni che fanno il punto su un momento bollente per l’arcipelago delle 580 televisioni italiane. Bollente perché stretto in un passaggio difficile. Fra la necessità di investire per adeguarsi alla piattaforma digitale e il doppio impasse che fa salire la febbre nell’intero comparto: l’approvazione del nuovo Piano frequenze (che domani approda sul tavolo del Consiglio di Agcom) e le nuove regole per il posizionamento automatico sul telecomando digitale (Lcn). Il tutto, mentre la Commissione europea sta per dare l’ok all’ingresso anticipato di Sky sul digitale (creando un nuovo temibile concorrente) e mentre, sempre dal fronte Ue, si fa pressione sugli Stati affinché il dividendo digitale venga destinato alla banda larga mobile.

L’ipotesi consorzio viene rilanciata dal viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani. Pur ammettendo che le frequenze costituiscono un “asset prezioso” non è pensabile che si sfruttino risorse solo “al 40, 50 o 60%” ripetendo lo stesso programma (a svolte solo un logo) su diversi canali. Dunque “le emittenti si possono consorziare per utilizzare uno stesso Mux”. Le frequenze, dice il viceministro, “sono un bene di tutti”.

Per quanto riguarda il nuovo Piano frequenze si tratta, secondo Romani, di un atto “necessario” anche in prospettiva di un utilizzo efficiente delle risorse. L’authority, dice Romani, deve però “realizzare un piano complessivo di inserimento senza ignorare 30 anni di storia di emittenti locali italiane”. Il viceministro non risparmia ancora una volta un attacco all’indirizzo di Agcom dove c’è perfino qualche “scienziato che crede di poter risolvere tutto immettendo qualche dato nel computer”.

Dal settore arrivano segnali d’allarmi. ''Non è possibile accettare un passaggio al digitale che determini la chiusura di moltissime imprese operanti da oltre 35 anni, con evidenti ripercussioni per il pluralismo del settore, per l'informazione e per l'occupazione lavorativa'' dice Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo e presidente Aeranti. L’associazione, dice Rossignoli, ha proposto che l'Agcom preveda dieci numerazioni per le tv locali subito dopo quelle delle reti nazionali analogiche; che vengano complessivamente previste 50 numerazioni per le locali tra le prime 100; che venga adottata analoga impostazione anche per gli archi 101-200 e 201-300; e che l'intero settimo arco di numerazione (601-700) venga assegnato alle ulteriori offerte delle emittenti locali. ''Corretta ma tardiva'' l'iniziativa di un sondaggio circa la penetrazione territoriale delle tv locali (che nelle aree già digitalizzate non e' ovviamente piu' possibile realizzare), per Rossignoli con lo sviluppo delle nuove piattaforme la tv analogica terrestre viene ricevuta da un numero sempre minore di utenti e pertanto ''in mancanza di conversione al digitale, e' prevedibile in tempi brevi l'azzeramento degli ascolti delle tv locali, con evidenti conseguenze sul piano della raccolta pubblicitaria''.

Grande preoccupazione fra le locali per il nuovo Piano frequenze, basato “su criteri completamente diversi da quelli in precedenza adottati dalla stessa autorita' nelle sei aree gia' oggi digitalizzate - dice Rossignoli -. Tale piano e' per noi assolutamente inaccettabile, in quanto riduce enormemente le risorse frequenziali e di conseguenza molte emittenti locali non potrebbero piu' operare neanche nelle sei aree gia' digitalizzate''.

Torna all’ipotesi consorzio anche il commissario Agcom Nicola D’Angelo: “Non è ammissibile assistere al non uso delle risorse assegnate”. Una strada d’uscita può essere rappresentata “dalla cessione della capacità trasmissiva eccedente” oppure dal consorzio per uno stesso multiplez. “Non è giusto lo spreco delle risorse. Per quanto riguarda la nuova pianificazione delle frequenze secondo D’Angelo le associazioni delle emittenti locali dovrebbe cominciare a pensare in un’ottica a lunga scadenza. Proprio perché è la banda a 800 Mhz quella che dovrà essere destinata, entro il 2015, a usi diversi da quello televisivo, l’emittenza potrebbe giocare d’anticipo pianificando già da ora “un sistema che porti a un uso promiscuo delle risorse” all’interno di una logica di neutralità tecnologica. Non pensando, dunque a una resitituzione delle frequenze, ma a una loro patrimonializzazione “introducendo nel sistema elementi che vadano in questa direzione” così da far valere anche in campo europeo il ruolo fondamentale delle tv locali.

Secondo Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, secondo cui “il nuovo piano Agcom deve rispettare e partire dall'esistente, mettendoci nelle condizioni di assegnare le risorse delle frequenze a tutte le emittenti con regole certe. Non si puo' arrivare al 5 o 6 settembre. Elementi di certezza servono anche per la Lcn (numerazione automatica dei canali), nodo che deve essere sciolto subito. Senza Lcn infatti non si puo' procedere ai prossimi switch over. Rai, generaliste nazionali e pay tv hanno firmato perche' alle locali venissero assegnate dieci posizioni e che queste fossero dieci posizioni importanti''.

25 Maggio 2010