Arriva l'iPad, ma gli editori europei non hanno apps

L'ANALISI

Venerdì il lancio europeo del tablet di Apple. In Europa scarseggiano i contenuti: in contrasto con l'entusiasmo Usa, la strategia continentale è di aspettare la risposta del mercato

di Patrizia Licata
Quando Steve Jobs ha orgogliosamente mostrato la versione per iPad del New York Times alla prima presentazione del tablet della Mela in California lo scorso gennaio, gli editori americani hanno subito colto l’enorme potenziale della piattaforma Apple per la diffusione dei propri contenuti e la creazione di nuove fonti di guadagno. “L’iPad combina il meglio della carta stampata e dell’editoria digitale”, aveva commentato in quell’occasione Martin Nisenholtz, vice presidente per le attività digitali della storica testata newyorkese. L’entusiasmo dei grandi gruppi editoriali americani è dimostrato dal fatto che a gennaio la maggior parte (da Time Magazine al Wall Street Journal) aveva già delle apps disponibili per iPad.

Diverso l’atteggiamento in Europa. Venerdì è fissato il lancio in nove Paesi del Vecchio Continente, ma le applicazioni per iPad messe a punto da giornali e riviste europei sono poche. Gli editori più piccoli vogliono prima capire quali sono le aspettative dei consumatori e, soprattutto, quanto sono disposti a pagare per leggere giornali e riviste sul tablet. Anche i grandi restano alla finestra: la maggior parte dei big presenti sul web (Guardian, Daily Mail, Economist) non saranno sull’App Store al lancio europeo dell’iPad.

Gli esperti di sviluppo e gli analisti sostengono che le prime applicazioni per l’editoria dell’iPad sono poco chiare o poco innovative rispetto al prodotto offline e non vengono usate quanto si sperava. "Alcune apps sono disegnate male, specialmente quelle per riviste”, secondo Benedict Evans di Enders Analysis. "Nei prossimi mesi ci sarà uno spostamento frenetico da un’applicazione all’altra per trovare quella giusta”. Emily Bell, direttore del digital content della divisione news and media del Guardian, afferma che il gruppo “non ha problemi ad aspettare” prima di decidere come offrire i propri contenuti sul tablet della Apple. Chi si muove per primo sarà costretto a effettuare una serie di costosi e faticosi aggiustamenti, mentre "la nostra esperienza con l’iPhone ci insegna che in questi casi è un vantaggio arrivare secondi sul mercato”.

Secondo Christian Lindholm, managing partner della Fjord, agenzia europea di digital design, potrebbe passare ancora un anno prima che gli editori entrino a pieno titolo nel mondo dei tablet computer. Dopo aver investito milioni sui loro siti web, molti gruppi dei media, rivela un sondaggio condotto dal Financial Times, si chiedono se valga la pena spendere anche nelle apps per iPad, poco convinti che i lettori vorranno pagare per avere su iPad quello che già ricevono gratis su altre piattaforme. Tutto il contrario delle loro controparti americane: per la Thomson Reuters, l’App Store dell’iPad “non ha deluso le aspettative” e in generale gli editori Usa pensano di riuscire senza problemi a far accettare un abbonamento per i contenuti sull’iPad.

Non tutti gli europei sono scettici. In Francia hanno già scommesso su iPad Le Monde e Paris-Match, e in Italia i gruppi L’Espresso e Rcs hanno già preparato le loro applicazioni sull’AppStore: all’inizio saranno delle versioni-base gratuite, poi arriveranno versioni più sofisticate e, probabilmente, a pagamento. Ma in ogni caso, in Italia e all’estero, gli editori dovranno riuscire a convincere il pubblico che il prodotto su iPad è interessante e differente: solo così i consumatori metteranno mano al portafoglio.

Molto dipenderà dalle apps, ma anche qui gli europei storcono il naso perché la Apple impone regole severe su contenuto e design delle applicazioni. A marzo, il direttore dell’associazione tedesca degli editori, Vdz, ha addirittura accusato la casa di Cupertino di censura perché aveva ordinato alle riviste Bild e Stern di rimuovere delle foto di ragazze in topless. Anche le riviste di moda e lifestyle si lamentano: nella redazione della britannica Dazed and Confused, la versione per iPad della testata viene sarcasticamente definita “iraniana” per la forte censura resa necessaria per l’approvazione dell’AppStore Apple. Forse anche per questo in Germania il colosso dell’editoria Gruner+Jahr ha puntato, per ora caso unico, su una scelta nazionalista: il tablet di riferimento per la distribuzione dei contenuti delle sue 285 pubblicazioni periodiche, in più di 20 Paesi, non sarà affatto l’iPad bensì il rivale WePad della tedesca Neofonie.

26 Maggio 2010