Il dollaro forte fa male ai giganti di Internet

ANALISI

Goldman Sachs stima un decremento del 3% per fatturato e utili di Google: il cambio sfavorevole mette a rischio anche Amazon e eBay

di Patrizia Licata
Un dollaro più forte rispetto all’euro potrebbe avere un peso negativo sui colossi di Internet americani come Google, eBay e l’agenzia di viaggi Priceline.com: tutte aziende che hanno beneficiato negli scorsi trimestri della debolezza del biglietto verde. Ora il fatturato generato all’estero e riportato negli States potrebbe riservare brutte sorprese nel cambio. A ciò si aggiunge un peggioramento della crisi finanziaria in Europa che lascia temere che i consumatori del Vecchio Continente tornino a tagliare le spese.

“Vediamo segnali di debolezza sul mercato in Europa", afferma Colin Sebastian, analista di Lazard Capital Markets. Già venerdì Barclays Capital ha ridotto dell’1%-2% una serie di stime per il trimestre in corso di Google, in parte a causa delle fluttuazioni del cambio. Goldman Sachs ha diminuito del 3% le sue previsioni per fatturato e utili di Google nel 2010, in parte per il cambio sfavorevole, in parte per il rallentamento della crescita in Europa.

Anche Priceline, eBay e Amazon.com Inc. hanno un'esposizione considerevole alle fluttuazioni valutarie. Si tratta di aziende che generano quote importanti del revenue all’estero nelle monete locali e poi convertono i guadagni in dollari americani. La scorsa settimana, Susquehanna Financial ha ridotto le previsioni e i prezzi target per diverse Internet companies; in particolare, gli analisti ritengono Priceline molto esposta al dollaro forte perché genera circa il 50% del fatturato in Europa.

L’euro-zona rappresenta circa il 30% delle revenue per Google e eBay, circa il 20% per Amazon e solo il 10% per Yahoo, secondo le stime di Susquehanna. 
Quando queste società rimpatriano i soldi, più il dollaro è forte, più il guadagno si restringe – e quest’anno il dollaro si è già rafforzato del 16% rispetto all’euro. Il chief financial officer di Priceline Dan Finnegan ha ammesso che la sua azienda è "preoccupata” per i recenti mutamenti sul mercato valutario. “Siamo protetti nel breve termine, un po’ meno nel lungo periodo”.

Le aziende di Internet, nota Sebastian di Lazard, sono in genere più esposte alle fluttuazioni del cambio rispetto a quelle di altri settori perché molte generano porzioni significative dei guadagni all’estero. Inoltre Internet è molto focalizzato sul segmento consumer, e anche questo lo rende un’industria più vulnerabile nei momenti di crisi. Ad ogni modo, colossi come Google e eBay hanno la maggior parte del personale e degli uffici negli Usa e quindi solo una piccola parte delle spese operative è contabilizzata in valuta estera. Inoltre, le Internet companies che hanno molte sedi all’estero hanno di solito una copertura sui rischi di cambio: “Il nostro programma di hedging è molto efficace”, ha dichiarato il chief financial officer di Google Patrick Pichette alla conference call di aprile sui risultati del primo trimestre. “Una vera polizza assicurativa contro la volatilità e specificamente disegnata per contrastare l’eventualità di un forte apprezzamento del dollaro”.

08 Giugno 2010