Compensi Rai, Zavoli: "Pubblichiamoli su Internet"

TRASPARENZA

Il presidente della commissione di vigilanza Rai si dice scettico sull'opportunità di indicare i compensi nei titoli di coda dei programmi. "Meglio usare la Rete, raggiungibile da diversi dispositivi"

di Marino Petrelli
Sergio Zavoli, presidente della commissione di vigilanza Rai, conferma i suoi dubbi, attraverso un articolo pubblicato sul settimanale “Oggi”, “sulla convenienza di indicare nei titoli di coda dei programmi i compensi pagati a interpreti, autori e ospiti”. E aggiunge: “Se si vuole, come mi pare giusto e utile, che le spese della Rai, ente pubblico, non siano coperte dal segreto è sufficiente renderle accessibili, a chiare lettere, sul suo sito internet, ormai raggiungibile anche con i cellulari, o per mezzo di una segreteria telefonica, divenuti agili ed equi strumenti di comunicazione”.

Nell’articolo, l’ex presidente Rai dice di essere “per il massimo di trasparenza e il minimo di ambiguità in tutto quanto concerne la vita pubblica, e la la tv di stato non fa eccezione, tuttavia, calando il principio nella realtà, occorre proteggerlo dai modi che possono trasformarlo in qualcosa di meno dovuto e utile. Prima o poi il marchingegno, nato da un'istanza morale, cioè da una severa premessa, avrebbe un pubblico solo di voyeurs, e non sarebbe una grande conquista del servizio pubblico, tenuto a garantire, sempre, ben altro".

“Vanno certamente sorvegliate le spese fatte con il denaro dei contribuenti e a un’azienda di quella natura non dovrebbero mancare i mezzi per regolamentare, finalmente, una materia di tale significato – conclude l’articolo- Ma la Rai non vive solo di canone, fa parte di un sistema radiotelevisivo dove la pubblicità gioca la propria parte, sia pure con i suoi non squisiti meccanismi di raccolta tra cui primeggiano i nomi dello star system”.

16 Giugno 2010