Sassano: "Asta subito, a spettro occupato"

LA PROPOSTA

Il "padre" del Piano frequenze: risolviamo il rebus dividendo digitale vendendo le frequenze in nuda proprietà. Per lo Stato italiano un'opportunità di fare cassa come la Germania

di Roberta Chiti
Ora può uscire allo scoperto, Antonio Sassano. Lo hanno chiamato “il mago delle frequenze”, ma anche, e non era un complimento, il Dottor Stranamore dello spettro radio. È stato il più evocato e temuto, negli ultimi mesi di guerre all’ultima rete, da associazioni, padroni e padroncini di emittenti tv, perfino dal viceministro Paolo Romani (“certi ingegneri che lavorano in Agcom... “). Ma ora può tirare un sospiro di sollievo. Il Piano frequenze che ha ottenuto l’unanimità al Consiglio di Agcom è anche, o soprattutto, una sua creatura. E le parole di Calabrò (“l’utilizzazione della tecnica Sfn vede l’Italia all’avanguardia in Europa”) sono il definitivo lasciapassare per questo professore romano di 56 anni che è riuscito a dare all’Italia il primo piano regolatore dell’etere. “Prima lo spettro era paragonabile a un vestito di Arlecchino. L’isofrequenza ha messo in ordine quei colori”. Il Piano fa quadrare le richieste internazionali con una realtà interna ad alta tensione dove la frequenza è un asset da difendere strenuamente. Un lavoraccio. Ora però l’“ingegnere” guarda già avanti.
Professore, dove vuole arrivare?
A tentare di risolvere il problema del dividendo esterno e del conflitto, tutto italiano, che può aprirsi fra telco e tv: con Bruxelles che potrebbe accusarci di non rispettare, anche stavolta, le regole... La Ue ci chiede di riallocare alla telefonia parte delle frequenze a 800 Mhz entro il 2015. La proposta, che ho studiato nel progetto Isbul, è: asta competitiva. Ma subito, senza aspettare, a spettro occupato dalle tv. Qualcosa di simile lo ha fatto in Usa la Fcc nel 2008 per le frequenze Uhf. Una “nuda proprietà”. I diritti d’uso degli operatori televisivi avrebbero sì carattere “primario”, ma fino al 2015, massimo 2016: dopo, le frequenze “passano” alle telco aggiudicatarie. Volendo il vincitore della gara potrà negoziare anticipatamente la “buonuscita” dell’emittente: che potrà accettare, e magari trattare con altre emittenti per condividere un canale, o aspettare il 2015, termine “naturale” del diritto d’uso.
E le tv dovranno chiudere, prima o dopo il 2016?
No, potranno essere aiutate ad accordarsi fra loro e condividere con altre Tv locali canali ottenuti gratuitamente, ma non utilizzati. E poi, la tecnologia di compressione evolve: nel 2012 arriverà sul mercato il nuovo standard di compressione Dvb-T2 che è più “robusto” alle interferenze del Dvb-T e consentirà di trasmettere 12-14 canali dove ora ne vanno 6 o di moltiplicare per 4 le frequenze. Un’occasione per assicurare il dividendo digitale esterno tutelando le esigenze delle Tv locali, anche come operatori di rete.
Perché l’asta è tanto urgente?
Anche senza considerare i vantaggi economici per lo Stato, l’acquisizione a titolo oneroso delle frequenze crea le condizioni per un uso dello spettro flessibile e neutrale rispetto a servizi e tecnologie.
Si parla di Borsa delle frequenze.
Sarebbe un modo flessibile per gestire lo spettro. Ma lo Stato ha assegnato gratuitamente i diritti d’uso. Se le Tv li cedessero alle telco, guadagnerebbero i privati e non lo Stato, come invece succede nel resto del mondo.
Cosa ha reso il Piano frequenze tanto convincente?
L’architettura su cui si regge è modulare. Dunque, è molto più facile da gestire rispetto a un incastro disordinato di frequenze. Il principio di base è l’Sfn: una rete, una frequenza. Gli inglesi, che hanno reti a 6 frequenze diverse sparse sul territorio, dovranno faticare più di noi per passare al Dvb-T2 o creare dividendo esterno. Grazie all’Sfn avremo 24 reti nazionali equivalenti, comprese le 5 del beauty contest. Ogni rete nazionale utilizza un’unica frequenza, massimo due.
Due frequenze: non più Sfn?
Il sistema rimane sempre Sfn. Ma per alcune reti, in aree di interferenza con Paesi “dirimpettai” useremo una “patch” a frequenza diversa. Resta aperta la possibilità, per il ministero delle Comunicazioni, di cercare di ottenere uno scambio di frequenza con il Paese in questione. Ma a livello regionale sarà sempre: una rete, una frequenza.
E le locali?
Credo possano essere soddisfatte. Sono state loro riservate 27 frequenze Uhf (su 49), spesso coordinate a Ginevra. In ogni regione almeno 13 frequenze garantiscono, nel rispetto dei vincoli internazionali, una copertura completa. In Lombardia 10 di queste sono coordinate a Ginevra. Comunque, tutte saranno ovunque utilizzabili per coperture almeno sub-regionali come verrà indicato dai tavoli tecnici convocati dall’Agcom.

21 Giugno 2010