Google nei guai per Street View: 30 Stati Usa pronti per una class action

IL CASO

Via alla prima indagine congiunta per verificare la legalità delle riprese effettuate con le videocamere per la pubblicazione delle mappe

di Patrizia Licata
I dati accidentalmente raccolti da Google con i veicoli di Street View si stanno rivelando un bel grattacapo dal punto di vista legale per l’azienda di Mountain View, ma certo non intaccano la sua popolrità su Internet. Così, se da un lato 30 Stati americani si preparano ad aprire un’inchiesta congiunta sulle riprese per le Maps, dall’altro lo share di Google nella web search negli Stati Uniti è salito a maggio dell’1%, a scapito delle rivali.

L’iniziativa in merito all’indagine su Street View è guidata dal Procuratore generale del Connecticut, Richard Blumenthal, e ha lo scopo di ottenere ulteriori informazioni da Google per capire se siano state violate delle leggi quando il colosso di Internet ha per errore raccolto dati sull’utilizzo del web da parte dei comuni cittadini intercettando le comunicazioni su reti wireless non protette.

Come riporta il Wall Street Journal Europe, Blumenthal ha fatto sapere che un gruppo di procuratori generali di diversi Stati americani si è accordato per unire risorse e know-how. Più di 30 Stati si sono dichiarati interessati all’inchiesta e Blumenthal si aspetta che un numero “significativo” partecipi effettivamente all’indagine.

Per ora Google ha ammesso di aver raccolto dati personali tramite i veicoli di Street View e si è scusata per quello che ha definito un errore, ma non una violazione delle leggi. Un portavoce del colosso di Mountain View ha assicurato la piena collaborazione con le autorità competenti, ma per il Procuratore generale del Connecticut non basta: “Google ha ammesso di aver sbagliato, ma vogliamo capire se ci sia la necessità di rafforzare o far valere precise leggi federali e statali”, ha detto Blumenthal.

Sul fronte della web search, gli ultimi dati di Experian Hitwise parlano chiaro: l’utilizzo di Google aumenta. Lo share della leader della ricerca Internet è cresciuto negli Stati Uniti dell’1% raggiungendo il 72% nelle quattro settimane terminate il 29 maggio. I tre maggiori competitor hanno tutti perso quote: la numero 2, Yahoo, è scesa del 3%; Bing di Microsoft e Ask.com (di Iac/Interactive Corp), in terza e quarta posizione, sono entrambe calate del 2%. Esistono altri 74 motori di ricerca, ma rappresentano, tutti insieme, solo il 2% delle search americane.

22 Giugno 2010