Frequenze, Roma boccia la gara. Ma sulle tv locali Nordest in rivolta

BROADCAST O BROADBAND?

Il Senato boccia l'emendamento alla manovra che chiedeva una gara competitiva per il dividendo digitale. Vita (Pd): "La maggioranza rema contro l'innovazione". Intanto il Veneto dichiara guerra bipartisan al Piano frequenze di Agcom: "Difenderemo le tv locali"

di Roberta Chiti
Spettro radio italiano alla tv o alla banda larga? A 24 ore dalla miccia accesa dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia (“vigileremo per difendere le tv locali”) scoppia la bomba frequenze anche a palazzo Madama che boccia l’emendamento alla manovra presentato dall’opposizione in commissione Bilancio. “La maggioranza sta ancora sulle palafitte - accusa il senatore Pd Vincenzo Vita -. Disprezza l'innovazione. Anzi, la spreca”. Il passaggio dalla tv analogica a quella digitale viene vista, dice il senatore, solo come “un modo per rendere più forte la concentrazione attorno a Mediaset”.

L’emendamento alla manovra proponeva di mettere subito a gara competitiva i diritti d’uso di frequenze individuate dall’Agcom come dividendo digitale esterno.“Negli altri Paesi europei - aggiunge Vita - si mette a gara il 'dividendo digitale', con il risultato di entrate assai elevate per le casse pubbliche in epoca di crisi. Ma niente da fare. Quando si parla di frequenze televisive, nella destra italiana del conflitto di interessi scatta una sorta di allarme rosso e tutto si blocca”.

Le conseguenze, fa notare Vita, impattano anche “i tantissimi operatori e le variegate aziende che attendono da tempo la gara delle frequenze. Ed e' bene anche che ne siano coscienti i cittadini condannati al monopolio Rai-Mediaset, questa volta con il brivido digitale”. Spezza una lancia a favore dela gara anche il senatore Idv e componente della Vigilanza Pancho Pardi: "Siamo al conflitto d'interessi elevato all'ennesima potenza". In Germania, ricorda Pardi, la messa all'asta delle frequenze digitali ha fruttato allo Stato oltre 4 miliardi di euro.

Mentre il Senato rinuncia ai ricavi dell’asta, nel Nord Italia parte la guerra bipartisan al Piano frequenze approvato da Agcom. Si teme che il Veneto venga penalizzato con la nuova distribuzione delle frequenze. Come riporta l'edizione veneta del Corriere della Sera anche Antonio Di Pietro scende in campo con un'interrogazione al premier sul Piano frequenze. “Vigileremo con attenzione sul passaggio al digitale terrestre - dice il capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale Federico Caner -. Nel caso in cui un terzo delle frequenze di qualita' non venisse assegnato alle tv locali in aperta violazione della legge, ci costituiremo parte lesa'.

Schierata con le locali anche il segretario regionale del Pd in Veneto, Rosaria Filippin: “In un momento in cui il Parlamento discute su come realizzare il federalismo è assurdo e sbagliato che una logica centralistica e indifferente all'identita' dei territori locali venga proposta per governare il futuro del digitale terrestre". Le fa eco il capogruppo del Pdl Dario Bond: “Mentre in tutta Italia le televisioni locali possono tranquillamente investire, mantenere e accrescere l'occupazione e passare al digitale - dice Bond - nel Nordest mancano addirittura le frequenze. E mancano non solo perche' sono state divise con le confinanti Slovenia e Croazia, ma anche perché se le accaparrano tutte le televisioni nazionali”.

02 Luglio 2010