Perde colpi la supply chain dell'iPad

L'INCHIESTA

Ritardi nelle consegne e nella produzione. Un bottleneck che rischia di penalizzare le vendite

di Piero Babudro
Tutto secondo copione. Un clamore mediatico senza precedenti, ore interminabili passate davanti ai negozi della Mela, siti web che cedono sotto il peso di ordini e prenotazioni. E un record: tre milioni di esemplari venduti in soli 80 giorni dal lancio negli Usa.
Anche questo è il mondo iPad, la ‘next big thing’ di Apple grazie alla quale l’azienda di Cupertino ha saputo dimostrare di essere ancora una volta in grado di ridefinire i confini di design, usabilità e marketing, trasformando un tablet in una sorta di fenomeno sociologico. La gente lo ama - ha fatto sapere lo stesso Steve Jobs in una nota - e lo ha fatto diventare “parte della sua vita quotidiana”. Gli sviluppatori, intanto, galoppano come non mai: 11mila applicazioni dedicate all’interfaccia utente Mult-Touch, assieme alle 225mila già disponibili su App Store. Tra queste c’è persino “Organizing for America”, programmino scritto per conto dei Democratici americani, che si pone l’ambizioso traguardo di mobilitare i sostenitori in vista delle elezioni del prossimo autunno, quando dalle urne usciranno i nuovi nomi del Congresso. Obama scommette di nuovo sulle nuove tecnologie, quindi, come strumento di appartenenza e di consenso. Proprio lui che deve alle reti sociali buona parte dei successi raccolti durante la lunga marcia dall’Illinois alla Casa Bianca.

Ma nei primi 80 giorni di iPad non c’è solo questo da registrare. C’è il rapporto complesso con il mondo dell’editoria elettronica, la concorrenza degli altri tablet. E c’è una parola, rimbalzata per qualche mese negli ambienti degli addetti ai lavori e poi accantonata: bottleneck. Quel collo di bottiglia che, di fatto, ha reso iPad un bene più scarso del previsto. Niente di trascendentale, però nel complesso sistema di produzione, distribuzione e vendita i blackout non sono mancati, e in qualche modo rischiano di condizionare i mesi a venire.
Le cause? Molte le ipotesi, diverse le smentite, poche le certezze. I primi dubbi alla vigilia del lancio: iPad arriverà in ritardo in Europa - sosteneva l’agenzia di ricerche iSuppli - perché è scarsa la fornitura di schermi. E qui la prima smentita di Apple.
Intanto ritardi e malumori sono continuati. Poi, un mese fa, mentre Cupertino annunciava un prossimo raddoppio della produzione (2,5 milioni di unità al mese a partire da settembre, contro il milione attuale), a finire nel mirino è stata la catena di distribuzione. “La maggior parte dei problemi è risolta - spiega Vija Rakesh, analista di Sterne Agee - anche se la poca disponibilità di memoria continua a essere un impedimento.” Da qui, la previsione di Rakesh: stando agli ordini di memoria flash, è probabile un rilancio nella produzione pari a 6-7 milioni di pezzi nel terzo quadrimestre dell’anno.

Interpellata a riguardo, Apple ha in questi giorni rilanciato la versione che va ripetendo da un po’: “Il livello di produzione è costante - sottolinea -. La causa dei ritardi, semmai, è la domanda di mercato molto alta.” A paventare uno scenario diverso ci ha pensato la stessa Morgan Stanley, che a più riprese ha parlato di problemi con i fornitori, confidando peraltro nella capacità di Cupertino di trasformare un potenziale autogol in un driver per alimentare l’interesse dei potenziali acquirenti.
Chiusa questa prima fase, e con il mondo intero impegnato a parlare del neonato iPhone 4, l’attenzione si concentra sui mesi a venire. Negli States si è già ipotizzata una seconda ondata di iPad in concomitanza con la riapertura dei college, a partire da quella della George Fox University che sta già distribuendo portatili e tablet della Mela ai suoi studenti. Una decisione che, se adottata anche da altre università, potrebbe di nuovo mettere in crisi la supply chain di iPad. Difficile, infatti, chiedere ai partner cinesi di accelerare la produzione in un momento così delicato. La stessa Apple, pochi mesi fa, ha già avuto problemi di scarsità a causa di un collo di bottiglia nella produzione dei dispositivi da parte del fornitore Hon Hai Precision. Per non dire della tristemente famosa Foxconn, ribattezzata dalla stampa inglese suicide factory: “Non è un posto dove si lavora come dannati”, ha però replicato Steve Jobs. “Per essere una fabbrica è molto carina.” Gli ispettori mandati da Apple confermano il parere, tuttavia è difficile che si possa chiedere a Foxconn di aumentare la produzione.

Intanto, mentre attorno a iPad si sta costruendo tutto un ecosistema fatto di nuove applicazioni e gadget (i blog dedicati alla Mela quasi non parlano d’altro), conviene dare un’occhiata a quanto accade nel nostro paese. “La situazione pare sbloccata, e gli iPad ricominciano ad arrivare - assicura uno dei principali distributori della Mela per l’Italia. - Non si parla di quantitativi enormi, ma qualcosa c’è.” E conclude: “Comunque, in questi mesi l’azienda ci ha sempre detto che iPad non è il prodotto di punta. Fatto il primo test, ora l’obiettivo è spingere le vendite degli altri prodotti Apple”.

05 Luglio 2010