Frequenze, le Tv locali le usano a metà

INDAGINE MINISTERO

Da un'indagine del ministero dello Sviluppo economico sulle città all digital risulta che le emittenti locali "riempiono" al 54,18% i canali a disposizione

di Roberta Chiti
Si chiude sempre più, anche in Italia, il cerchio delle frequenze televisive a favore della banda larga mobile. Mentre le emittenti locali annunciano battaglia contro il nuovo Piano frequenze perché “riduce le risorse radioelettriche a disposizione”, al ministero dello Sviluppo economico si cominciano a fare i conti, dati alla mano, delle fette di spettro che le tv vogliono tenere, ma che non utilizzano.

Il panorama che emerge è sorprendente: pur essendo pressoché totalmente occupato dalle emittenti, lo spettro italiano viene “sprecato” ben oltre un terzo. Stando all’indagine, che analizza le grandi città delle aree all digital (Roma, Torino, Trento, Bolzano, Cagliari: esclusa Napoli) i programmi diffusi sull’intero territorio utilizzano poco più del 71% delle risorse assegnate. Inoltre, pur replicando integralmente i programmi su un secondo multiplex (il canale viene ritrasmesso con lo stesso nome su un numero diverso del telecomando), e pur non avendo utilizzato integralmente le capacità trasmissiva delle risorse già a disposizione, gli operatori chiedono tuttavia un mux aggiuntivo.

Più grave la situazione per le tv locali, le quali “riempiono” a poco più di metà le frequenze a disposizione. Se infatti viene indicato come 6 il numero “ideale” di programmi trasmessi su un mux affinché il suo uso possa definirsi “efficiente”, la media dei programmi trasmessi dalle locali risulta di appena 3,3 (pari al 54,18% delle risorse). In più, oltre a replicare i programmi su altri mux e a chiedere risorse aggiuntive, le emittenti locali ripetono la stessa programmazione, chiamandola però con nomi diversi (TeleX-1, TeleX-2... ).

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DEL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI

05 Luglio 2010