Il fiasco Nexus One. Google stacca la spina

SMARTPHONE

Come il Kin di Microsoft, anche il telefonino del motore di ricerca sulla strada del buen retiro. Le vendite proseguiranno in Europa con Vodafone e in Corea con Kt. Intanto Pechino rinnova al motore la licenza per operare in Cina

di Federica Meta
Nexus One non convince i consumatori e la domanda troppo debole costringe Google a fermare la vendita online negli Usa sul proprio sito. Ad dare la notizia lo stesso motore di ricerca sul blog aziendale: “Abbiamo ricevuto da Htc l'ultima consegna di Nexus One: una volta venduta questa partita i cellulari non saranno più disponibili online - si legge -. L'assistenza continuerà a essere fornita agli attuali possessori di Nexus One, che continuerà a essere venduto in Europa da Vodafone e da Kt in Corea”.

La “disfatta” di Nexus One, il cui obiettivo era quello di rivoluzionare la modalità di distribuzione prediligendo quella via Web, è in controtendenza con il successo degli altri smartphone che girano su Android, il sistema operativo di Mountain View di cui anche il Googlefonino è dotato.

Nexus One era stato lanciato in gennaio e doveva essere la risposta del motore di ricerca all’iPhone; iPhone che, però, non è stato scalfito dalla commercializzazione del nuovo device: nello stesso arco di tempo che Apple ha impiegato a vendere 1 milione di iPhone, Google ha venduto 135mila Nexus.

Negli Usa il flop aveva dunque portato Verizon a cancellare le vendite di Nexus in aprile, seguita in maggio da Sprint. In maggio Google aveva annunciato la chiusura del proprio negozio online destinato alla vendita. “Non ha senso per Google cercare di vendere il cellulare attraverso la propria rete di distribuzione – spiegano gli analisti americani- e poi, allo stesso tempo, cercare di promuovere Android con altri partner e attraverso altri canali. Da qualche parte doveva cedere”.

Buone notizie invece dalla Cina. Il governo di Pechino ha confermato il rinnovo per un anno della licenza che “permette a Google di operare nel Paese in quanto l'azienda statunitense ha accettato di rispettare le leggi sulla censura”, precisa una nota del Ministero dell'Industria e della Tecnologia.

L'accordo implica che Google "non fornirà informazioni in grado di minacciare la sicurezza nazionale o gli interessi cinesi, non inciterà all'odio razziale, non propalerà notizie legate alla superstizione, non minaccerà la pace sociale né diffonderà contenuti a carattere pornografico, violento o diffamatorio", sottolinea il ministero.

"L'intesa permette che i sistemi attivi su Google.cn (musica, traduzione, ricerca di prodotti) non siano sottoposti ad alcuna censura – spiega Jessica Powell, portavoce della società -. Per tutti gli altri servizi sarà però necessario spostarsi su Google.com.hk, attivo a Hong Kong”.

Il rinnovo della licenza mette fine a una battaglia iniziata lo scorso gennaio quando, dopo aver scoperto degli attacchi informatici contro i suoi siti che provenivano dalla Cina, Google aveva rifiutato di continuare ad obbedire ai dettami della censura inviando automaticamente i suoi clienti sul suo sito di Hong Kong, che non è sottoposto alla censura cinese. Al momento dell'esplosione della polemica Google stava guadagnando posizioni rispetto al suo rivale cinese, Baidu, ed aveva conquistato il 32,8% del mercato cinese, che conta oltre 400 milioni di utenti. In seguito alla crisi, la quota di mercato della compagnia americana è scesa al 27,3%.

20 Luglio 2010