Apple invade la privacy? Jobs risponde al Congresso

REGOLE

In 13 pagine i dettagli sulle nuove policy in materia di servizi di geolocalizzazione degli utenti

di Margherita Amore
I dati dei possessori di iPhone e altri dispositivi Apple a rischio privacy? Forse, secondo una lettera spedita a Apple da parte di due membri del Congresso americano. No, secondo Cupertino che respinge ogni addebito smontando l'ipotesi in 13 pagine rese pubbliche in questi giorni. Ma i dubbi, fra molti osservatori, rimangono.

Tutto nasce da un articolo di denuncia del Los Angeles Times sulle modifiche apportate dalla Apple alla policy per la gestione della privacy. Con il rilascio di iOs4, avvenuto lo scorso 21 giugno, veniva infatti visualizzato un messaggio in cui la Mela avvisava gli utenti circa il possibile utilizzo anonimo dei dati sulla localizzazione, anche in tempo reale, per migliorare e fornire nuovi servizi e prodotti basati appunto sulla geo-localizzazione.

Gli onorevoli Ed Markey (democratico della Louisiana) e Joe Barton (repubblicano del Texas) allarmati, hanno scritto una lettera a Steve Jobs per chiedere delucidazioni in merito, sottolineando l’impossibilità per gli utenti di negoziare o rifiutare le singole clausole di Apple e chiedendo alla società di Steve Jobs di offrire anche la possibilità di disabilitare i servizi basati sulla posizione.

Gli uomini del congresso volevano inoltre sapere quali informazioni avrebbe raccolto di preciso Apple e rispetto a quali device, come le avrebbe utilizzate, chi vi avrebbe avuto accesso, nonché quali misure sarebbero state adottate per assicurarsi che i dati fossero effettivamente trattati anonimamente, nonché eliminati dopo un certo periodo.

A distanza di un mese circa, Cupertino ha risposto pubblicamente con un documento dettagliato di 13 pagine in cui Bruce Sewell, general counsel e vicepresidente del dipartimento legale della società, spiega che ogni operazione viene svolta solo dopo aver richiesto il consenso agli utenti per il successivo sfruttamento anonimo dei dati. Gli utenti hanno inoltre la possibilità di un opt-out con il quale disabilitare le condivisione delle informazioni relative alla geolocalizzazione, rinunciando però ai servizi correlati.

Sewell ha poi aggiunto che i dati non identificano mai univocamente l'utente, ma vengono utilizzati soltanto per garantire un servizio ed una offerta pubblicitaria ottimizzati in base alla posizione. I dati vengono archiviati per 6 mesi da Apple per consentire all'azienda di migliorare il servizio iAd e quindi fatti confluire in semplici rilievi statistici e senza condivisione alcuna con aziende terze.

Il rappresentante della Mela ha infine sottolineato come la sua azienda sia in linea con la sezione 222 del Telecommunications Act statunitense. E che non essendo un operatore di telecomunicazioni, Cupertino non ha in tal senso nessun obbligo di chiedere l’autorizzazione prima dello sfruttamento dei dati sulla posizione, come appunto richiesto dalla sezione 222.

La difesa di Apple non convince del tutto gli osservatori: secondo alcuni le informazioni raccolte risulterebbero anonime solo sulla carta e in ogni caso quando si colleziona una gran quantità di dati c’è sempre un modo di ricostruire le informazioni dei singoli utenti.

23 Luglio 2010