Internet si allea alla carta. Ecco la bomba Wikileaks

La pubblicazione dei 92mila documenti sulla guerra in Afghanistan avvenuta di concerto fra il sito di intelligence e i tre maggiori quotidiani di Usa, Gran Bretagna e Germania

La “bomba Wikileaks” getta nuova luce col conflitto in Afghanistan grazie alla pubblicazione del dossier di 92mila fra documenti e rapporti segreti militari che fotografano il doppio gioco dei servizi segreti pachistani e svela la parte più nera della guerra. Ma apre anche strade inedite per i media. Insieme a Wikileaks, hanno lavorato tre pilastri dell'informazione dei tre paesi piu' coinvolti, l'americano New York Times, il britannico Guardian e il tedesco Der Spiegel. I giornalisti hanno lavorato assieme in uno scantinato di Londra in un inedito esperimento di collaborazione grazie a un colosso dei new media.

I reporter dei tre giornali hanno ''condiviso ricerche e tecniche informatiche come partner eguali'', ha detto in una conferenza stampa a Londra il fondatore di Wikileaks Julian Assange. La decisione del sito di intelligence di trasferire alle tre testate i 92 mila documenti 'grezzi' dello scoop riflette la crescente forza e sofisticazione del piccolo sito web no profit fondato alla fine del 2006 dall'ex hacker Assange.

Per la prima volta nei suoi quasi quattro anni di storia Wikileaks ha deciso di auto-censurarsi rinviando la diffusione di circa 15 mila documenti che avrebbero creato problemi di sicurezza. Il New York Times ha presentato il risultato della suo lavoro alla Casa Bianca prima di andare in stampa, ''per dare all'amministrazione il tempo di commentare e di reagire'', ha detto il capo dell'ufficio di Washington Dean Baquet.

Il modello di collaborazione tra new e old media ha precedenti negli Stati Uniti dove il sito ProPublica e' nato tre anni fa per offrire alle testate tradizionali 'prodotti' di giornalismo investigativo. Stavolta pero' Wikileaks, rete di volontari che operano in una decina di paesi, ha scelto di passare ai tre giornali i documenti ''allo stato
grezzo''. New York Times, Guardian e Spiegel hanno accettato di uscire contemporaneamente il 25 luglio, quando Wikileaks avrebbe messo i dossier sul web, pur lasciando che i loro giornalisti puntassero su angoli diversi sulla base del materiale comune.

La decisione di lasciare a media tradizionali il compito di fare ricerche addizionali e analisi ''riflette probabilmente una evoluzione da parte di Wikileaks'', ha detto Steven Aftergood, direttore della Federazione degli Scienziati Americani sulla Segretezza del governo. Riflette anche, a una settimana dal maxi-scoop del Washington Post sugli sprechi dell'intelligence, la consapevolezza che, a dispetto della crisi dell'editoria, i grandi giornali continuano a giocare un ruolo di primo piano nella produzione di notizie che fanno tremare i palazzi.

26 Luglio 2010